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PSN Miur Si è tenuto oggi l’incontro tra Miur e sindacati per illlustrare il protocollo di sicurezza sui prossimi Esami di Stato e l’avvio del nuovo anno scolastico. La ministra Azzolina ha presentato ai sindacati una bozza contenente i punti individuati dal protocollo d’intesa per l’avvio in sicurezza del nuovo anno scolastico.

Per quanto riguarda gli esami di Stato la ministra ha ribadito come aveva già annunciato ieri alla Camera durante l’audizione del question time, che si terranno in presenza salvo il caso in cui le condizioni epidemiologiche e le disposizioni delle autorità competenti richiedano diversamente, applicando il principio di differenziazione e di adeguatezza, prevendendo in alternativa che i "lavori delle commissioni e le prove di esame potranno svolgersi in videoconferenza o con altre modalità telematica sincrona”. Gli esami di Stato rappresentano una sorta di prova del nove prima del rientro a scuola a settembre. Per garantire la massima sicurezza ai docenti e dei 463 mila maturandi, il Miur si avvarrà dell’aiuto della Protezione civile, della Croce rossa e dell’Associazione Pediatri per lo svolgimento degli esami di maturità in presenza.

Tra le misure previste nella bozza illustrata ai sindacati misurazione della febbre, genitori fuori dalle scuole il più possibile e tamponi in caso di febbre. Ma anche utilizzo di mascherine, percorsi differenziati nei corridoi, ingressi delle classi distanziati. Di seguito indichiamo le misure contenute nella bozza presentata ai sindacati.

PSN Colloquio Esame di StatoIl Ministro Azzolina ha presentato oggi ai sindacati, in collegamento in video conferenza, il contenuto delle tre ordinanze in via di emenazione in attesa dell'esame del CSPI riguardanti la valutazione degli apprendimenti, la conclusione dell'anno scolastico del primo ciclo dell’istruzione e gli esami di Stato. Argomento quest'ultimo che sarà oggetto di un ulteriore e specifico incontro tra le parti, previsto per domani 7 maggio, in cui saranno forniti dettagli sulle condizioni di sicurezza per lo svolgimento dei colloqui orali previsti al termine del secondo ciclo dell’istruzione. Durante l'audizione è stato confermato che l'esame di Stato del I ciclo sarà sostenuto a distanza dagli studenti con l'invio di un elaborato che dovrà essere trasmesso dall’alunno preventivamente e discusso on line alla presenza dell’intero consiglio di classe, mentre invece gli esami di Stato del II ciclo saranno sostenuti dagli studenti in presenza con tutte le dovute misure atte a garantire la sicurezza con un colloquio che sarà articolato in tre fasi della durata massima di un'ora. Sarà tuttavia prevista la possibilità di richiedere di sostenere il colloquio a distanza per studenti che abbiano documentate difficoltà a presenziare in relazione all'emergenza covid.

Di seguito riportiamo tutti i dettagli emersi durante l'informativa tra ministero e sindacati:

PSN Esame stato in presenza Oggi alla Camera la Ministra Azzolina, durante l'audizione del question time, ha dato altre delucidazioni riguardanti gli esami di stato comunicando che a brevissimo, ai sensi dell’art 1 del decreto 22/2020, sarà pubblicata l’ordinanza relativa agli esami di stato del secondo ciclo di istruzione di quest’anno.

La prova consisterà in un unico colloquio orale, della durata massima di un’ora, spiega la Azzolina che assicura "anche quest’anno l’esame di Stato sarà serio”, nonostante l’emergenza Coronavirus. 

La ministra ha ribadito che nonostante la grave situazione emergenziale che sta attraversando il nostro Paese, anche quest’anno l’esame di Stato sarà serio e si terrà conto della tutela della salute e delle difficoltà negli apprendimenti affrontate dagli studenti proprio a causa dell’emergenza non ancora conclusa.
La ministra ha poi anticipato alcuni dettagli presenti nell’ordinanza :

PSN Didattica mista

Mentre in Italia infuria il dibattito sull'esame di Stato con petizioni di docenti, studenti e famiglie per evitare il colloquio orale in presenza e si critica la proposta della ministra Azzolina di riaprire a settembre la scuola attivando una didattica mista con metà classe in presenza e l'altra metà collegata on line a seguire le lezioni a distanza, in Spagna, dove le scuole pure resteranno chiuse fino a settembre, il ministero dell’Istruzione spagnolo e le regioni autonome stanno prendendo in serissima considerazione la possibilità di riprendere le attività con una didattica mista. Una misura che convince le autorità spagnole che per il nuovo anno scolastico stanno pensando di stabilire un massimo di 15 alunni per classe divisa tra studenti che vanno in aula e altri che seguono le lezioni online. Aule spagnole che, come quelle italiane, soffrono dell'affollamento delle cosiddette "classi pollaio" visto che attualmente in alcune regioni possono essere composte fino a 28 studenti, mentre nelle scuole superiori addirittura fino a 40 presenze contemporanee.
Una soluzione, quella spagnola, dettata sia dalla necessità di arrivare in breve tempo a misure concretamente attuabili visto che come spiega in un articolo il quotidiano spagnolo El País, "non ci saranno fondi per aumentare l’organico e ampliare gli spazi, quindi l’ipotesi più probabile è una didattica mista con le presenze in aula alternate tra mattina e pomeriggio o a giorni alterni, e il resto fatto da casa”.

Una soluzione che non sarebbe applicata però per le piccole comunità rurali, realtà presenti anche in Italia, specie nelle comunità montane, che contando pochi alunni continueranno a funzionare in maneira tradizionale, senza dover ricorrere alle lezioni online. La sfida per le autorità spagnole, sarà riuscire a organizzare la didattica nei centri urbani, avendo le autorità educative la consapevolezza che, a meno che non si arrivi a una svolta radicale nella lotta al virus, a settembre le misure di distanziamento sociale dovranno continuare ad essere rigidamente applicate.

PSN Esame stato in presenzaLo scorso 29 aprile la Ministra Azzolina ha annunciato che  gli esami di Stato si svolgeranno in presenza il 17 giugno con un’unica prova, quella orale. La notizia ha aperto una accesa discussione nel mondo della scuola, nelle famiglie e tra i maturandi dividendosi tra i sostenitori dell’esame in presenza e quelli che invece preferirebbero sostenerlo on line, ipotesi iniziale che il ministero dell’istruzione  aveva sostenuto nel caso le scuole non avessero riaperto entro il 18 maggio.
Il governo per motivi di sicurezza, pur essendo migliorato il trend dei contagiati positivi al Covid-19, ha deciso che le scuole, prevedibili luoghi di diffusione dei focolai del virus, dovranno riaprire a settembre in quanto la contaminazione fra studenti ed insegnanti avrebbe conseguenze devastanti.
La ministra Azzolina in diverse interviste ha assicurato che gli esami di maturità saranno espletati garantendo la massima sicurezza ai docenti e agli studenti e che a giorni sarà diffusa l’ordinanza con il relativo protocollo di sicurezza, validato dal Comitato Tecnico Scientifico, nel quale saranno date tutte le indicazioni per svolgere gli esami in serenità.

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Nei giorni scorsi la ministra Azzolina aveva dichiarato: “l’idea è che metà studenti vadano in classe per metà settimana e l’altra metà collegata da casa a seguire quello che l’altra metà della classe fa in presenza. Così che la socialità resta, il programma va avanti per tutti quanti”. 

L’idea ha suscitato molte critiche in primis da parte dei genitori preoccupati di chi si occuperà dei loro figli quando saranno a casa con la DAD mentre loro si recheranno a lavoro; in primis genitori di bambini frequentanti le scuole primarie

Ma critiche sono state mosse anche da parte della politica e dei sindacati sostenendo l’impossibilità di raggiungere tutti gli studenti a meno di predisporre un piano di investimenti in dispositivi e connessioni. 

Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl scuola, aveva avvertito che in particolare per chi frequenta la scuola primaria «non si può pensare a una didattica davanti a uno schermo per quattro-cinque ore».

Da qui un dietro front della ministra Azzolina che ha precisato, in un'intervista al Fatto quotidiano, che «sono solo proposte. Prevediamo soluzioni flessibili in base all'età ma in piena sicurezza».

Settembre riprende scuola DADSettembre non sarà più l’emergenza, o almeno tutti lo speriamo. Mancano poco meno di 4 mesi,  anche se, considerando che sono trascorsi già 70 giorni dal primo DCPM, la progettazione del nuovo anno scolastico avrebbe dovuto già essere in cantiere da tempo.  Quando si tampona un’emergenza veramente imprevedibile, occorrerebbe avere fin da subito uno sguardo che non si limita a soffermarsi sull’esigenza del momento ma che si spinge più avanti, per capire come muoversi “dopo”.

E quindi ? Cosa ci aspetta ?  Sicuramente il personale scolastico nella sua totalità guarda al futuro con grande apprensione. La scuola non è un luogo di lavoro come gli altri. E’ innanzi tutto un riferimento e un punto di partenza per tutti coloro che ne usufruiscono.  In questi giorni leggiamo molte dichiarazioni in merito alle possibili soluzioni e ci rendiamo conto che non è così facile e immediato come sembra.

Lo smart working e la didattica a distanza non sono la stessa cosa. Quando hai a che fare con dei bambini, con degli adolescenti, non puoi pensare di trasferire via web quello che normalmente si svolge in presenza. Può essere utile per l’emergenza, ma non per le fasi successive. Lo smart working non può sostituire quello che prevede la Costituzione, all’art. 34. “ La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”

L’istruzione è obbligatoria e gratuita. Punto. Senza se e senza ma. E se la scuola ai tempi del covid si è dovuta arrangiare e si arrangia fino a giugno, da settembre la soluzione non può essere trovata unicamente nella didattica a distanza, seppure intervallata da lezioni in presenza.

Azzolina SkyTg24La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in una intervista a SkyTg24 annuncia che a settembre le scuole potrebbe riaprire applicando una didattica mista, un modello che prevede una rotazione tra studenti che con turnazione durante la settimana seguirebbero le lezioni a distanza o in presenza alternandosi. Un modello in cui per metà settimana una parte degli studenti potrebbe stare in aula, mentre gli altri seguono le lezioni a distanza, e per il resto della settimana, i ruoli verrebbero invertiti tra gli studenti. Una scelta che se applicata eviterebbe i doppi turni, con gli studenti che andranno in classe alternati: metà settimana un gruppo e metà settimana l’altro gruppo. Durante l'intervista, la Azzolina ha tenuto a precisare che i docenti, a differenza di quanto ritenuto dall'opinione pubblica, lavorano molto più delle ore che prestano servizio in classe in quanto tale monte ore settimale è solo la punta dell'iceberg del lavoro di ciascun insegnante: “Togliamoci dalla testa che gli insegnanti facciano 18, 24 o 25 ore, quelle sono quelle fatte di viso con gli studenti, perché c’è tutto un tempo necessario alla preparazione delle lezioni, di correzione, di studio e di ricerca che fa parte dell'orario della classe docente”, puntualizza Azzolina.

E' stata la stessa ministra ad illustrare l'idea della didattica mista durante la trasmissione ‘L’intervista di Maria Latella’ su SkyTg24 in cui ha anche precisato che non si è mai parlato di doppi turni, riferendosi alla ripresa della scuola a settembre. Le classi sarebbero divise in modo che la metà degli studenti per metà settimana andrebbe in classe e l'altra metà seguirebbe le lezioni da casa quindi in modalità didattica a distanza come sta avvenendo in questo periodo.