Colbert presenta a Luigi XIV i membri dellAccademia Reale delle Scienze1) Nella seconda metà del XVII secolo Luigi XIV s'impegnò nella realizzazione della forma più compiuta di Stato assoluto, che sarebbe stata presa a modello in molte corti europee (Danimarca, Svezia, Austria, Prussia, Russia) e che comportò un'azione decisa sui piani burocratico, economico-fiscale, coscienziale e bellico, che tratteremo nello stesso ordine. Il nuovo re assunse il potere nel 1661, dopo la morte di Mazarino, e manifestò subito il proposito di non servirsi di ministri plenipotenziari come suo padre e suo nonno, ma di regnare direttamente, portando a compimento il processo di centralizzazione iniziato prima di lui.

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2) Fin dal principio Luigi XIV si dedicò alla razionalizzazione dell'amministrazione, al cui livello più alto pose un Consiglio supremo di Stato da lui presieduto e composto da tre ministri specializzati (esteri/affari segreti, interni, finanze); divise quindi il paese in 30 circoscrizioni, ciascuna governata da intendenti fissi, originariamente istituiti da Richelieu in sostituzione degli antichi governatori delle province espressi dalla nobiltà, e reintrodotti da Jean-Baptiste Colbert (il più importante fra i ministri del re) con compiti giudiziari, fiscali e di polizia. In questo modo si aveva una prima, radicale, marginalizzazione della nobiltà; che fu presto seguita in tale sorte dal parlamento, a cui fu imposto l'obbligo di registrazione automatica degli editti reali, a prescindere da eventuali "rimostranze".

 

3) L'opposizione a tale usurpazione di prerogative tradizionali fu neutralizzata anzitutto attribuendo cariche burocratiche alla borghesia (dalle cui fila si reclutarono sia i ministri che gli intendenti), ovvero alla nobiltà di toga, e quindi, per quanto riguarda quella di spada, sia mantenendone la sostanziale esenzione dalle tasse che attirandola alla vita fastosa della corte di Versailles (dove la corte era stata trasferita anche per allontanarla dal pericolo delle sommosse del popolo parigino): i nobili furono così trasformati in cortigiani costretti a vivere al di sopra dei propri mezzi, e strappati alle province di residenza in cui potevano ancora cercare di esercitare le loro antiche funzioni. In questo modo, quello che due-tre generazioni prima costituiva un pericolo potenziale per la monarchia, adesso diventava una punizione per la nobiltà: "sotto Enrico IV e durante gran parte del regno di Luigi XIII un signore feudale scontento o irritato si ritirava nel suo castello, e la sua scomparsa era considerata come una disgrazia per la dinastia, ché subito si formava attorno a lui una fronda o cabala anti-monarchica. Sotto Luigi XIV, invece, la lontananza era considerata come una punizione, una disgrazia, che si ripercuoteva sinistramente su tutto l'avvenire della famiglia" (Burckhardt)...

 

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