Prima guerra mondiale

1) Le contrapposizioni economiche e politiche internazionali che caratterizzarono la cosiddetta età dell'imperialismo – in cui la lotta tra le varie potenze mondiali non era finalizzata esclusivamente (giusta l'interpretazione leniniana) ad una redistribuzione delle aree di influenza economica più confacente ai loro mutati rapporti di forza, ma anche all'instaurazione di una definitiva posizione di leadership nella sempre più stringente integrazione dell'economia mondiale, che avrebbe impedito il tornare a verificarsi di quella situazione "concorrenziale", non tanto frenando l'ulteriore sviluppo delle potenze sconfitte ma imponendo la sua subordinazione ed integrazione all'interno dell'economia di quella vincitrice – trovarono la propria soluzione in un drammatico trentennio che vide ben due guerre mondiali, l'affermazione ed il predominio sulla scena internazionale di nuove potenze (gli Stati Uniti e la Russia/Unione Sovietica), con il connesso tramonto di quelle vecchie e, data la loro localizzazione, dell'antica centralità europea, e la nascita di nuove forme politiche (la democrazia, il fascismo ed il comunismo), tutte caratterizzate da un robusto, anche se più o meno passivo, protagonismo delle masse popolari e, soprattutto, dal consistentissimo protagonismo dello Stato nella gestione della vita economica.

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2) Oltre al senso e alle cause più generali del conflitto, è ovviamente necessario occuparsi dei motivi specifici che determinarono l'appartenenza dei paesi principali a ciascuno dei due schieramenti, e converrà così partire dalla cosiddetta "questione d'Oriente", ovvero dalla "serie di problemi internazionali sorti dalla decadenza e progressiva dissoluzione dell'Impero Ottomano nel corso dell'Ottocento e dei primi del Novecento", "ritardata solo dai discordi interessi delle grandi potenze europee, che aspiravano, in gara tra loro, ad assicurarsene l'eredità: la Russia decisa ad impadronirsi degli Stretti (Bosforo, Mar di Marmara, Dardanelli) onde garantirsi il libero accesso al Mediterraneo; l'Austria ad espandersi nei Balcani […]; la Francia a riprendere la sua infiltrazione in Egitto; l'Inghilterra a guadagnare nuovi mercati e assicurarsi il controllo strategico del Mediterraneo".

 

3) L'Impero Ottomano era tuttavia minato dall'interno dall'aspirazione dei popoli balcanici all'indipendenza che, al momento da cui partiremo, era già stata raggiunta dalla Grecia, e solo parzialmente da Romania, Serbia e Montenegro (nel 1856, dopo la guerra di Crimea); e furono proprio queste ultime a sostenere, nel 1875, l'insurrezione dei contadini cristiani della Bosnia e dell'Erzegovina contro i grandi proprietari terrieri musulmani, che si inseriva nel quadro di una più generale rivolta antiturca estesa anche alla Bulgaria.

 

4) La loro sconfitta provocò tuttavia, per i motivi da poco detti e in nome dell'ideologia panslavista, l'intervento vittorioso della Russia, che impose all'Impero "la pesante pace di Santo Stefano […], [che] prevedeva la nascita di un vasto Stato di Bulgaria, comprendente gran parte dei territori europei sotto dominazione ottomana e politicamente subalterno alla Russia".

 

5) Ciò provocò tuttavia anzitutto l'allarme dell'Inghilterra, che oltre ad essere impegnata da decenni in un conflitto sotterraneo (il cosiddetto "grande gioco") con la Russia per il controllo del Medio Oriente e dell'Asia centrale, da ancora più tempo (forse addirittura dalla fine del XVII secolo, ai tempi di Luigi XIV) si era adoperata per impedire che in Europa si affermassero grandi entità statali capaci di minacciarne gli equilibri e, dunque, i suoi stessi interessi commerciali (che si giovavano per l'appunto della debolezza europea), come per l'appunto si apprestava a fare la Russia, con il suo paventato ingresso nel mediterraneo orientale; e quindi l'Impero austro-ungarico, i cui interessi espansivi andavano nella stessa direzione di quelli russi...

 

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