Guglielmo il Conquistatore e Ruggero II dAltavilla

1) La progressiva affermazione di quelle monarchie che sarebbero state le protagoniste della storia moderna, dando vita ai futuri Stati "nazionali", avvenne in contemporanea con il declino delle antiche istituzioni sovranazionali – o, per dir meglio, "universalistiche", cioè non legate ad un particolare territorio –, l'Impero ed Papato, che lasciarono il posto a formazioni politiche locali di dimensioni più o meno ampie.

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2) Una delle componenti dell'impero carolingio, diviso tra i nipoti di Carlo Magno sin dall'843 (trattato di Verdun), era il "regno dei franchi occidentali", che Ottone di Sassonia non aveva compreso nel proprio progetto di restaurazione dell'Impero, pur favorendo il subentrare del conte di Parigi Ugo Capeto all'ultimo dei carolingi, Luigi V l'Ignavo (987).

 

3) Ciò non aveva certo rimediato al problema della frammentazione: i suoi re, che pure non dipendevano dalla grande nobiltà feudale, essendo il proprio titolo ereditario, comunque non avevano su di essa alcun controllo, ed il loro potere effettivo si era esteso piuttosto lentamente dall'area parigina – grazie alle sue ricchezze – a quella di Orleans

 

4) Solo nel giro di un secolo e mezzo Luigi VI il Grosso, primo a proclamarsi "re di Francia, non più dei Franchi", poté affermare "l'immagine della monarchia come garante della pace e della giustizia […] [guadagnandosi] il consenso di quei ceti sociali – contadini, artigiani e mercanti – che più erano danneggiati dalle continue turbolenze dei nobili; ma nello stesso tempo si fornì anche di uno strumento per colpire, in quanto violatori della pace, i feudatari insofferenti del controllo regio".

 

5) Fra i vassalli più difficilmente controllabili c'erano i normanni (o Vichinghi), pirati originari della Danimarca e della Scandinavia

 

Per la lezione completa in PDF: I regni normanni d'Inghilterra e di Sicilia: un modello di 'feudalità efficiente' e proiettata verso la modernità

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