Controriforma

1) La Chiesa cattolica non era mai stata del tutto inconsapevole dei motivi interni della propria situazione critica, e sin dalla metà del '400 si erano sviluppate al suo interno istanze di rinnovamento finalizzate ad una "riforma morale e disciplinare […] che avrebbe dovuto […] eliminare i più grossi scandali ed abusi, provvedere alla formazione di sacerdoti degni, restaurare la disciplina nei conventi, ridare prestigio alla Curia, ma soprattutto riscoprire forme di devozione e di pietà meno esteriori".

 

2) Questa "Riforma cattolica", che pure aveva anticipato quella protestante, non ne aveva ovviamente raggiunto il livello di radicalità (tranne che, forse, in Spagna), e poté sviluppare appieno le proprie potenzialità solo quando, sollecitata dall'esplosione di quella, s'intrecciò con una vera e propria "Controriforma", ossia il violento contrattacco all'affermazione del protestantesimo: fu così che, ad esempio, l'ordine dei Gesuiti, iniziale espressione della prima, divennero strumento della seconda, e il Concilio di Trento inserì in questa elementi di quella; e sarebbe stata proprio questa sintesi dell'esigenza di riaffermazione e riformulazione con quella di autodifesa che avrebbe consentito il rilancio della Chiesa cattolica, che verosimilmente non sarebbe stato possibile se si fosse affidata soltanto alla coercizione ed al proprio inevitabile legame con gli Stati.

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3) Comunque sia, l'autoriforma della Chiesa, in cui sarebbero confluiti i due momenti della sua riscossa, non avrebbe potuto essere promossa che dal suo vertice supremo, il Papa, figura del resto adoperatasi sin dagli inizi del '300 per la sua centralizzazione monarchica e burocratica. Tuttavia, Leone X e Clemente VII, in carica nel periodo della nascita e diffusione del luteranesimo, in quanto appartenenti alla famiglia de' Medici "erano troppo occupati dalle vicende politiche e dalle preoccupazioni nepotistiche volte a restaurare il dominio della propria famiglia su Firenze, per comprendere la gravità della situazione"; questo, assieme al ricordo delle vicende occorse dal "Grande Scisma d'Occidente" in poi (1378-1449), li rendeva esitanti dinanzi alla prospettiva della convocazione di quell'assemblea generale dei vescovi cattolici ("Concilio") sollecitata da Carlo V per eliminare le più gravi storture disciplinari e riunificare in tal modo le confessioni cristiane.

 

4) Fu così che, dall'ascesa di Lutero, tre pontificati passarono invano, e solo Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, divenuto papa nel 1534, imboccò decisamente la strada della "riforma della Chiesa e dell'impegno controriformatore", prima rinnovando il collegio cardinalizio con uomini in tal senso orientati e poi costituendo una Commissione per le riforma della Curia, il cui Consilium de emendanda ecclesia (1537) individuava puntualmente i mali della Chiesa nella corruzione della stessa figura del pontefice, nelle ordinazioni scriteriate che non tenevano conto di moralità e cultura, nel cumulo dei benefici, nella trascuratezza della cura delle anime e, di conseguenza, nella mancata censura delle dottrine "empie".

 

5) Nonostante una certa esitazione dello stesso Paolo III dinanzi alla radicalità dei provvedimenti necessari, esauritesi, "con il fallimento dei Colloqui di religione di Ratisbona (1541), […] le speranze di un superamento dello scisma protestante", nel 1542 fu riorganizzato il tribunale dell'Inquisizione (o Santo Uffizio), avente il compito "di indagare [anche e soprattutto collaborando con i confessori] se tra il popolo della Chiesa si annidasse l'eresia" e composto da cardinali rispondenti soltanto al papa, perciò al di sopra del controllo dei vescovi e delle autorità civili locali (la qual cosa, tuttavia, non riuscì né in Spagna, dove l'Inquisizione era sottoposta ai sovrani, né in Francia, "dove la repressione dell'eresia venne affidata a tribunali statali"): ancora una volta un provvedimento centralizzatore in sintonia con la vocazione monarchica del papato e con le relative tendenze "autoritarie", anche degli Stati in via di rafforzamento, che portarono col tempo ad atteggiamenti di controllo soffocante della popolazione: "i parroci divennero così figure onnipresenti in quasi tutti gli ambiti della quotidianità: furono incaricati di tenere i registri di battesimo, di matrimonio, di sepoltura, funzione che assolvevano per conto dell'autorità secolare, e tenuti a far sì che i precetti religiosi (comunione e confessione) fossero assolti con regolarità da parte della popolazione. Forse solo a partire da quest'epoca la popolazione rurale divenne realmente consapevole della propria appartenenza alla Chiesa; per diversi secoli, infatti, aveva conservato un orizzonte mentale ed emozionale in cui l'adesione al cristianesimo si era intrecciata con il perdurare di credenze e forme di culto più antiche, di remota origine pagana"...

 

Per la lezione completa in PDF: La Controriforma

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