HegelIl suo punto di partenza è la critica degli illuministi e di Kant, per i quali la nostra conoscenza della realtà è necessariamente "finita", cioè limitata ed imperfetta. Per Hegel, però, questo dipende soltanto dal fatto che il loro "strumento conoscitivo", l'intelletto, concepisce la realtà come un insieme di cose separate, indipendenti.

 

Se ci si pone dal punto di vista della ragione, invece, si capisce che la realtà costituisce un tutt'uno, perché tutte le cose sono collegate tra loro: ad esempio, il bene si definisce in contrapposizione al male, il bello al brutto, il giusto all'ingiusto; così come il seme è collegato al fiore, il fiore al frutto, il frutto all'albero, l'albero alla terra, la terra agli uomini che ci vivono, ciascun uomo ai suoi genitori, etc.

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Inoltre, sebbene ciascuna cosa sia "finita", cioè non duri in eterno, l'insieme delle cose è infinito sia nel tempo che nello spazio; questo significa che il finito è legato all'infinito, cioè che l'infinito non è distinto da esso, ma si manifesta nella successione delle cose finite.

 

Secondo Hegel, riconoscendo l'intimo legame fra le cose, e quello tra finito ed infinito, si arriva alla conoscenza dell' "Assoluto", che abbraccia la realtà intera, la totalità infinita. In tal modo ne si comprende la profonda razionalità, ossia il fatto che in essa non ci sia nulla di sbagliato o di casuale, perché tutto è comprensibile e necessario.

 

È per questo che il filosofo afferma che "tutto ciò che è razionale è reale e tutto ciò che è reale è razionale"; il che non comporta necessariamente una posizione conservatrice, perché la realtà è caratterizzata da trasformazioni continue, e compito del filosofo è comprenderne il senso anziché criticarla in maniera "infantile"...

 

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