Repubblica di Weimar Gustav Stresemann1) L'esito disastroso del conflitto mondiale avrebbe messo a dura prova l'ordinamento sociale della Germania, e spazzato via la plurisecolare monarchia prussiana, le cui forme e pretese "imperiali", determinate dall'unificazione nazionale, non erano durate neppure cinquant'anni, conoscendo e venendo influenzate da una sorte simile allo zarismo russo: "la propaganda socialista e il mito della rivoluzione bolscevica riscuotevano successo. Sin dall'estate del 1918, i soldati dell'esercito e gli operai costituirono dei consigli sul modello dei soviet russi e avviarono [provando ad organizzare la vita civile ('requisizioni e distribuzioni di viveri alle popolazioni, controllo dei luoghi di produzione e dei mercati'] una stagione di lotta che sembrava in grado di innescare una rivoluzione", ed effettivamente riuscì a mettere il kaiser in fuga e a portare, nel novembre 1918, il paese fuori dalla guerra.

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2) A differenza che in Russia, però, le strutture economiche, sociali ed istituzionali su cui si fondava la Germania – il capitalismo, la borghesia e le masse rurali, l'esercito – non erano state travolte dalla guerra, né lo fu il locale partito progressista, la SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands), che, persuasa della necessità di un compromesso con quelle, in linea con la propria tradizionale politica riformista, riuscì a far stipulare un accordo "tra Carl Legien, presidente della confederazione dei sindacati socialdemocratici (Adgb) e il grosso imprenditore Hugo Stinnes in qualità di rappresentante dei datori di lavoro; il frutto di tale accordo è passato alla storia come la 'comunità centrale del lavoro'. Il passo Stinnes-Legien, con il quale i datori di lavoro per la prima volta accolsero definitive rivendicazioni del movimento sindacale ['la giornata lavorativa di otto ore, l'indennità di disoccupazione, il divieto di licenziamento senza giusta causa, la più ampia libertà di associazione'], fu per così dire la Costituzione sociale della repubblica".

3) Il risvolto politico di tale accordo tra le forze politiche fu la costituzione di una moderna democrazia parlamentare, rispetto alla quale i consigli degli operai e dei soldati furono concepiti come leva, e non assunsero il ruolo di protagonisti di una democrazia diretta nel quadro della rivoluzione socialista propugnata dall'ala più estrema del movimento operaio, rappresentata dai recentemente costituiti USPD (Partito Socialdemocratico Indipendente) e KPD (Partito Comunista Tedesco, ex Lega di Spartaco).

4) La rottura fra queste formazioni, in fondo già formalizzata sul piano teorico dalla polemica che alla fine del secolo aveva visto contrapporsi Eduard Bernstein e Rosa Luxemburg, e su quello pratico con il sostegno della parte predominante del partito all'entrata in guerra del Paese, si fece violenta ed irreversibile quando, nel gennaio 1919, si ebbe in occasione del nazionalmente minoritario e perciò fallimentare (e non condiviso dai leader spartachisti, che pure provarono a capeggiarlo) tentativo delle masse berlinesi "di boicottare le elezioni per l'Assemblea Costituente e di rovesciare il governo", ferocemente represso dal Consiglio dei commissari del popolo, il governo provvisorio presieduto dal socialdemocratico Friedrich Ebert con l'ausilio delle "forze armate [il cui Stato Maggiore lo sosteneva] e dai Freikorps (corpi di volontari formati da militari reduci di guerra) guidati dal ministro della Difesa, il socialdemocratico Gustav Noske; Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht furono catturati e uccisi; la stessa sorte toccò a centinaia di spartachisti giustiziati in modo sommario"...

 

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L'inesorabile trasformazione dei Comuni in Signorie, dovuta essenzialmente ai loro contrasti interni, e la politica espansionistica delle più forti tra le nuove entità politiche, aveva determinato la drastica semplificazione della conformazione politica della penisola italiana, e la formazione di quelli che, se da un punto di vista formale (relativa neutralità nei confronti dei conflitti di classe, burocrazia ed esercito finalizzati all'accentramento del potere e mantenuti dai Signori con le entrate fiscali), erano abbastanza simili agli Stati che, più o meno contemporaneamente, si stavano formando in Francia, Inghilterra e Spagna, presentavano tuttavia, sul piano "contenutistico", l'importante differenza di non includere la totalità della nazione italiana, che restava politicamente frammentata in una pluralità di "semplici" Stati regionali.

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Il nostro pianeta ha assunto la propria configurazione attuale nel corso di 4,65 miliardi di anni, e in esso la vita fece la sua comparsa in "un periodo compreso tra i 4,4 miliardi di anni fa, quando l'acqua allo stato liquido comparve sulla superficie terrestre, e i 2,7 miliardi di anni fa, quando la prima incontrovertibile evidenza della vita è verificata da isotopi stabili e biomarcatori molecolari che mostrano l'attività di fotosintesi"

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Oltre al Portogallo, di cui parleremo a breve, la penisola iberica, dopo la battaglia di Las Navas di Tolosa (1212), comprendeva i regni di Castiglia (al centro), Aragona (ad est), Navarra (a nord-est, presto entrato nella sfera d'influenza francese) Granada (a sud, residua presenza araba); nei cinquant'anni successivi tutte le città arabe dell'Andalusia erano cadute nelle mani della prima, che divenne il più importante regno iberico ed ereditò "il problema costituito dalla presenza di due fortissime [perché 'culturalmente ed economicamente più evolute', L'operazione storica] minoranze etniche e religiose, i mori musulmani e gli ebrei" (I saperi della storia), che pure, ancora per quasi un paio di secoli, per le loro abilità imprenditoriali (commerciali, finanziarie e manifatturiere), sarebbero stati protetti dai nuovi re.

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L'Italia, che soltanto nel decennio precedente la guerra era entrata, come sappiamo, in fase di decollo economico, aveva potuto sostenere le spese del conflitto solo indebitandosi pesantemente con l'Inghilterra e gli Stati Uniti, della qual cosa la sua valuta non aveva risentito soltanto perché lo stato di belligeranza aveva mantenuto la fissità dei cambi con i paesi alleati, consentendole di acquistare le materie prime ad essa necessarie – grano, carbone e petrolio – a prezzi abbastanza vantaggiosi....

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A differenza che in Francia, in Spagna e nei principati tedeschi, in Inghilterra il progetto monarchico di centralizzazione del potere aveva trovato un formidabile ostacolo sin dai tempi della Magna Charta Libertatum (1215), un documento imposto dall'antica nobiltà baronale fra i cui punti principali figuravano il rispetto delle prerogative tradizionali dei sudditi, la necessità del loro consenso all'imposizione di nuove tasse sul reddito e la legittimità della resistenza armata in caso di abusi del sovrano. Dopo la fine della Guerra delle Due Rose (1455-85), la nuova dinastia Tudor (con Enrico VII, Enrico VIII ed Elisabetta la Grande), pur favorendo il più possibile le classi imprenditoriali inglesi (mercantili, artigiane, agricole) – ormai nerbo della società inglese, caratterizzata da un primo sviluppo capitalistico – aveva cercato di ridimensionare il ruolo del Parlamento (complessivamente espressione delle classi agiate ma, per il risiedere nella Camera dei Comuni dei ceti produttivi emergenti, sia pur eletti a suffragio censitario, ben legato alla "nazione" nel suo complesso),

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Il ciclo espansivo della popolazione e dell'economia che aveva dato inizio al "Basso Medioevo" era per lo più stato determinato dall'aumento dei terreni coltivati, restando relativamente stabile la produttività delle tecniche agricole: ciò significa che, ad esempio, il raddoppio della produzione di grano era dovuta a quello del terreno coltivato, e non al miglioramento dei metodi di coltivazione (cosa che è invece tipica della società contemporanea). Questo fece sì che, dopo secoli di sfruttamento dei terreni, la loro fertilità, anche per effetto della mancanza di concime, provocata a sua volta dalla diminuzione del bestiame per il restringersi degli spazi destinati al pascolo, iniziò a venir meno, e ciò valse, ovviamente, anche per la disponibilità alimentare.

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Il rapporto conflittuale che abbiamo visto instaurarsi fra normanni e francesi sin dal loro primo contatto sarebbe proseguito in quello analogo tra i regni d'Inghilterra e di Francia in maniera virtualmente ininterrotta per quasi tutto il millennio successivo alla fondazione del secondo, con la proporzionalmente breve pausa tra la fine dell'800 e la crisi di Suez, e giungendo a termine soltanto con l'attuale declino dei due Stati....

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La progressiva affermazione di quelle monarchie che sarebbero state le protagoniste della storia moderna, dando vita ai futuri Stati "nazionali", avvenne in contemporanea con il declino delle antiche istituzioni sovranazionali – o, per dir meglio, "universalistiche", cioè non legate ad un particolare territorio –, l'Impero ed Papato, che lasciarono il posto, per l'appunto, a formazioni politiche locali di dimensioni più o meno ampie, di cui i comuni italiani furono un primo esempio.

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Le origini delle istanze di unificazione politica del nostro paese vanno collocate a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, ovvero nel periodo compreso tra le guerre sostenute dalla Francia rivoluzionaria e la cosiddetta Restaurazione, età in cui le potenze vincitrici di Napoleone

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Proprio come nel caso della prima rivoluzione industriale, si parla di "rivoluzione neolitica" non già per la rapidità delle sue realizzazioni – ebbe infatti significative anticipazioni locali in quella mesolitica, e si generalizzò, almeno nell'area europeo-vicinorientale, in un arco di tempo esteso tra l'8.000 e il 4.000 a. C. – ma, piuttosto, per il suo carattere di trasformazione irreversibile e radicale della società umana, che prese avvio dalle modalità del suo sostentamento: se, infatti, nel periodo precedente era stato prevalentemente garantito dalla "raccolta di frutti selvatici, radici, germogli, semi spontanei, tuberi" (Tempo vivo)

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L'esito della battaglia di Bouvines, che avrebbe determinato la quasi definitiva affermazione della monarchia assoluta in Francia, sarebbe stato fatale per quella d'Inghilterra, dove la nobiltà baronale, che, guidata dall'arcivescovo di Canterbury, già le si opponeva da anni, approfittò della debolezza dello sconfitto (e reclamante altro denaro per proseguire la guerra con la Francia) Giovanni Senzaterra per mettere definitivamente fine all'assolutismo con l'imposizione, nel 1215, della Magna Charta Libertatum.

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Dopo essere stata a lungo caratterizzata, nel corso del III millennio a. C., dalla tipica economia di villaggio basata sull'agricoltura e l'allevamento di pecore, praticata da una popolazione dalle origini sconosciute (forse anatoliche, sicuramente non indoeuropee), l'isola di Creta andò sviluppando una raffinata produzione artigianale di vino, olio, vasi, tessuti in lana, armi, presto richiesti ben oltre i suoi confini e che, richiedendo in parte l'impiego di materie prime non diffuse sul suo territorio, generò un vero e proprio commercio "internazionale"

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Dei vari Stati che applicarono il modello assolutistico francese va ricordata anzitutto la Russia, derivata dall'antico principato di Moscovia, in cui si erano mescolati apporti slavi e vichinghi, e il cui sovrano Ivan III il Grande, alla fine del '400, avendo sposato Zoe, l'erede al trono dell'Impero Romano d'Oriente abbattuto dai Turchi nel 1453, si era fregiato del titolo di zar (imperatore), ed aveva reso indipendente dai Tartari, dopo averlo notevolmente esteso, il proprio "impero", che però restò a lungo completamente isolato "rispetto al resto d'Europa, con la quale aveva saltuari rapporti commerciali e poche o nulle relazioni di tipo culturale" (I giorni e le idee).

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Lutero, professore di esegesi biblica all'Università di Wittenberg in Sassonia, era stato fin da giovane animato dall'angosciosa consapevolezza di non potersi liberare, con le proprie forze, dal peccato, e dunque dalla persuasione dell'incapacità di obbedire ai dettami di un Dio che percepiva come inumanamente esigente. Nella sua ottica, infatti, l'uomo, totalmente corrotto dal peccato originale, ha perso il proprio originario libero arbitrio e, con esso, la capacità di operare per il bene, trovandosi perciò condannato a "non poter non peccare".

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Al progressivo declino, nel corso del basso medioevo, del Papato e dell'Impero, istituzioni universalistiche, cioè non vincolate ad un particolare territorio come gli Stati odierni e fonte di legittimità di ogni potere politico, corrispose l'affermazione delle forme embrionali di questi, caratterizzati da unitarietà e centralizzazione del potere, realizzate mediante una burocrazia (cioè un corpo di funzionari che rappresenta il sovrano in tutto il territorio) e sostenute da un esercito, il tutto reso possibile da un gettito fiscale regolare.

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La tradizione storiografica considera la Rivoluzione francese, per la vastità, la radicalità e l'irreversibilità (sulla lunga durata) delle sue realizzazioni, il momento esemplare e culminante del passaggio dal cosiddetto Antico Regime alla società capitalistico-borghese contemporanea. Non era la prima volta, in realtà, che la borghesia prendeva il potere e costituiva istituzioni più consone ai propri interessi, rompendo con quelle del passato: se probabilmente l'età comunale in Italia, in tal senso, potrebbe essere sopravvalutata, lo stesso non vale certo per la guerra d'indipendenza che dette vita alla Repubblica delle Province Unite nel 1581....

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A questa situazione estremamente degradata, in sé probabilmente suscettibile di una durata indefinita, pose fine, nel XII secolo, l'invasione dei cosiddetti "popoli del mare", provenienti forse "dall'altra parte del Mediterraneo", e che, se pure non ebbero la compattezza descritta dalle iscrizioni celebrative degli Egizi che ne millantarono la sconfitta, riuscirono comunque a sottrarre, a loro come agli Ittiti, il controllo del territorio che i greci avrebbero chiamato "Palestina" a partire dal nome dei principali di essi, gli indoeuropei Peleset, o Filistei, stanziatisi sulla sua costa meridionale.

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L'area più popolata dell'Egitto, che lo ha sempre definito, è quella interessata dal corso del fiume Nilo, che "ha le sue sorgenti nel cuore dell'Africa, all'altezza dei grandi laghi (Nilo Azzurro [proveniente dal Lago Vittoria in Uganda]), ma riceve grande copia d'acqua anche dall'altopiano etiopico (N. Bianco)" e si svolge per circa duemila chilometri al centro di "una valle larga da 5 a 20, incassata tra due pareti di roccia che salgono ad ovest verso il Deserto libico, ad est verso il Deserto arabico […],

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I notevolissimi investimenti di Francia, Inghilterra e Belgio nello sviluppo industriale della Russia ne avevano motivato, assieme a quella "marcia verso l'Europa" che datava dai tempi di Pietro il Grande, l'ingresso nel primo conflitto mondiale, nonostante la sostanziale impreparazione militare e l'impossibilità, per la sua industria agli inizi del proprio sviluppo – concentrata com'era in poche zone particolari, ovvero "i complessi industriali nella regione di Mosca (tessili, metallurgici, chimici), in quella di Pietroburgo (tessili, meccanici), nel territorio degli Urali (minerari), sulle rive del Caspio (petroliferi)"....

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La situazione conflittuale che determinò l'evoluzione interna dell'età comunale avrebbe gradualmente condotto all'affermazione del potere – estremamente precario nel XIII secolo, definitivo nel XIV – di un "Signore", che talvolta "poteva essere un podestà che si era guadagnato, con la sua opera, il consenso dei cittadini e ne aveva approfittato per imporre un dominio duraturo; oppure l'esponente più autorevole di una famiglia prestigiosa, dotata di vasto seguito nella cittadinanza; poteva anche trattarsi di un individuo che si era impadronito del governo con un colpo di mano" (Il mosaico e gli specchi).

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L'esito disastroso del conflitto mondiale avrebbe messo a dura prova l'ordinamento sociale della Germania, e spazzato via la plurisecolare monarchia prussiana, le cui forme e pretese "imperiali", determinate dall'unificazione nazionale, non erano durate neppure cinquant'anni, conoscendo e venendo influenzate da una sorte simile allo zarismo russo: "la propaganda socialista e il mito della rivoluzione bolscevica riscuotevano successo. Sin dall'estate del 1918, i soldati dell'esercito e gli operai costituirono dei consigli sul modello dei soviet russi e avviarono [provando ad organizzare la vita civile ('requisizioni e distribuzioni di viveri alle popolazioni, controllo dei luoghi di produzione e dei mercati', (Desideri)] una stagione di lotta che sembrava in grado di innescare una rivoluzione" (l'Erodoto), ed effettivamente riuscì a mettere il kaiser in fuga e a portare, nel novembre 1918, il paese fuori dalla guerra.

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Benché l'economia degli Stati Uniti avesse tratto un notevole vigore dalla partecipazione al primo conflitto mondiale – negli anni '10 del 900 l'incremento della produzione industriale era stato del 12% –, sia per i prestiti ed i rifornimenti agli alleati che per la quasi raggiunta leadership economica mondiale in concorrenza con la Gran Bretagna e la Germania (per sopravanzarle appieno sarebbero stati necessari un altro quarto di secolo, ed un altro conflitto), la loro opinione pubblica non se ne dette per inteso, considerando, contrariamente al presidente democratico Wilson ed all'ideologia che in poco più di vent'anni sarebbe diventata moneta corrente, inutile, quando non addirittura dannosa per gli interessi generali del Paese, la partecipazione agli affari "atlantici" (ma non quelli sul Pacifico)

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Nella seconda metà del XVII secolo Luigi XIV s'impegnò nella realizzazione della forma più compiuta di Stato assoluto, che sarebbe stata presa a modello in molte corti europee (Danimarca, Svezia, Austria, Prussia, Russia) e che comportò un'azione decisa sui piani burocratico, economico-fiscale, coscienziale e bellico, che tratteremo nello stesso ordine. Il nuovo re assunse il potere nel 1661, dopo la morte di Mazarino, e manifestò subito il proposito di non servirsi di ministri plenipotenziari come suo padre e suo nonno, ma di regnare direttamente, portando a compimento il processo di centralizzazione iniziato prima di lui.

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Il primo nucleo del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi fu il piccolo Partito dei Lavoratori Tedeschi, nazionalista ed antisemita (fondato a Monaco nel 1919 dall'insegnante collaudatore e poeta Anton Drexler), in cui le forze armate, preoccupate per la sua potenziale minacciosità per la già delicatissima situazione del paese, infiltrarono il caporale Adolph Hitler (1889-1945), eroe di guerra e misantropo.

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Lynn White sostiene che la "rivoluzione agraria" che caratterizzò il "Basso Medioevo" avrebbe avuto un ruolo determinante nel decollo economico dell'Europa, ponendo le basi, in misura ben maggiore della successiva età moderna, dell'irreversibile – pur se non lineare – sviluppo della popolazione urbana

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L'espansionismo arabo, iniziato nella prima metà del VII secolo grazie alla formidabile predicazione del profeta Muhammad, capace di unificare le tribù arabe in virtù del suo valore sia religioso che politico, ebbe la sua massima estensione in quello successivo, interessando anzitutto il Medio Oriente e quindi giungendo ad est nell'area indiana (furono fondati dei sultanati a Delhi, nella penisola di Malacca e nell'isola di Sumatra), e ad ovest conquistando l'Africa settentrionale, buona parte della penisola iberica e la Sicilia; aveva perciò minacciato seriamente l'Impero bizantino e il regno dei Franchi, che tuttavia, rispettivamente nel 718 e nel 732, erano riusciti ad arrestarlo.

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Le contrapposizioni economiche e politiche internazionali che caratterizzarono la cosiddetta età dell'imperialismo – in cui la lotta tra le varie potenze mondiali non era finalizzata esclusivamente (giusta l'interpretazione leniniana) ad una redistribuzione delle aree di influenza economica più confacente ai loro mutati rapporti di forza, ma anche all'instaurazione di una definitiva posizione di leadership nella sempre più stringente integrazione dell'economia mondiale, che avrebbe impedito il tornare a verificarsi di quella situazione "concorrenziale"

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Fra il IV e il III millennio a. C., nell'età del bronzo, tra il Danubio e gli Urali si sviluppò una cultura oggi denominata "kurgan" "a partire dalle grandi sepolture a tumulo […] nelle quali venivano seppelliti i principi locali insieme alle loro mogli e concubine, agli schiavi ed a tutto il séguito". Da tale area si verificò, più o meno a partire dal XIX secolo a. C., un movimento migratorio verso quella estesa dall'India all'Europa occidentale,

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Fra il IV e il III millennio a. C., nell'età del bronzo, tra il Danubio e gli Urali si sviluppò una cultura oggi denominata "kurgan" "a partire dalle grandi sepolture a tumulo […] nelle quali venivano seppelliti i principi locali insieme alle loro mogli e concubine, agli schiavi ed a tutto il séguito". Da tale area si verificò, più o meno dal XIX secolo a. C., un movimento migratorio verso quella estesa dall'India all'Europa occidentale, che dette luogo a popolazioni (celtiche, germaniche, italiche, slave, greche, baltiche, anatoliche, indo-iraniche, etc.) perciò definite "indoeuropee" dalla linguistica comparativa ottocentesca

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Nell'Europa della seconda metà del '700, ad eccezione dell'Inghilterra, i maggiori Stati europei – Francia, Spagna, Portogallo, Austria, Prussia, Russia – erano accomunati dal considerevole peso sociale della nobiltà feudale, che ancora dominava sui contadini e monopolizzava il potere politico, costituendo così la causa e l'effetto del notevole rallentamento dello sviluppo economico e sociale borghese; questi Stati erano tuttavia retti da monarchie che, ormai consapevoli

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Alla dissoluzione dell'Impero carolingio seguì, nella sua area centro-orientale, dall'affermazione di "alcuni grandi organismi regionali, fondati su base tribale, i ducati di Sassonia, Franconia, Svevia, Baviera, Lorena" (Desideri), la cui contrapposizione rese tuttavia possibile, verso la metà del X secolo, la fondazione, ad opera del re di Germania Ottone di Sassonia, di un nuovo organismo unitario che, reclamando l'eredità carolingia pur senza contrapporsi ai "francesi" e inglobando il "regno d'Italia", nella parte centro-occidentale

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Come è possibile affermare che gli eventi sociali ed economici dell'età moderna, attraverso gli sviluppi successivi, avrebbero posto le basi sociali ed economiche della società contemporanea, industriale, capitalistica e borghese, così si può sostenere a buon diritto che fu nella cultura settecentesca, l'Illuminismo, che iniziarono a prendere forma precisa le sue principali istanze politiche e culturali.

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L'istituzione imperiale carolingia, ideale punto di raccordo fra la romanità imperiale ed i regni romano-barbarici, era stata, per così dire, tenuta a battesimo dalla Chiesa di Roma, allorquando Carlo Magno aveva ottenuto la legittimazione del proprio titolo facendosi incoronare dal papa Leone III, la notte di Natale dell'800, nella basilica di san Pietro; la qual cosa se, nell'immediato, data la debolezza e il bisogno di protezione di quest'ultimo, inviso alla nobiltà romana proprio per la sua soggezione programmatica agli interessi carolingi (cfr. Storia d'Italia De Agostini),non metteva a rischio l'autonomia dell'Impero – tanto è vero che "negli anni successivi gli imperatori, come protettori della Chiesa, avrebbero cominciato a pretendere di nominare i vescovi e di intervenire nelle elezioni dei papi

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La reazione termidoriana inaugurò in tutta la Francia un periodo di Terrore "bianco", che colpì giacobini (ovviamente estromessi da ogni incarico politico ed amministrativo) e preti costituzionali; "si diffuse il fenomeno della gioventù dorata, associazione, a volte spontanea, altre volte organi da controrivoluzionari, di giovani benestanti, detti moscardini, che si riunivano in bande armate per dare la caccia ai giacobini...

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Contemporaneamente all'espansione portoghese, dall'altro lato del mondo "un numero crescente di navi spagnole aveva raggiunto l'isola di Hispaniola (Haiti [una delle prime toccate da Colombo]), sbarcandovi molte centinaia di avventurieri attratti dalla prospettiva di facili arricchimenti. L'impatto degli spagnoli sui miti e inermi indigeni fu catastrofico: i tainos furono messi a setacciare ogni angolo dell'isola alla ricerca della più piccola pagliuzza d'oro, trovandosi esposti non solo allo sfruttamento spagnolo ma anche alle malattie importate dagli invasori, a cominciare dal vaiolo e dal morbillo" (I saperi della storia); ne sarebbe derivata, in pochi decenni, l'estinzione dell'intera popolazione.

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La Chiesa cattolica non era mai stata del tutto inconsapevole dei motivi interni della propria situazione critica, e sin dalla metà del '400 si erano sviluppate al suo interno istanze di rinnovamento finalizzate ad una "riforma morale e disciplinare […] che avrebbe dovuto […] eliminare i più grossi scandali ed abusi, provvedere alla formazione di sacerdoti degni, restaurare la disciplina nei conventi, ridare prestigio alla Curia, ma soprattutto riscoprire forme di devozione e di pietà meno esteriori" (Desideri).

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Lo Stato la cui nascita sembrò, a molti dei contemporanei, una realizzazione dei principi illuministi, e che senz'altro rappresentò una sorta di anticipazione delle istituzioni costituzional-democratiche dell'Europa rivoluzionaria dell'800, nonché destinato a soppiantare, nel corso del '900, l'egemonia mondiale dell'Inghilterra, originava proprio nelle colonie che quest'ultima costituì a partire dall'era delle scoperte geografiche cinquecentesche, e che a lungo costituirono "semplici avamposti commerciali e militari" (Storia e analisi storica) analoghi a quelli, concorrenti, di Olanda e Francia.

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