Quasi 60.000 docenti in movimento:tutti i numeri della mobilità 2026/27
Il MIM ha pubblicato i bollettini definitivi dei trasferimenti per tutti e quattro i gradi scolastici. ProfessionistiScuola.it ha analizzato 59.536 movimenti: ecco cosa ci dicono i dati su chi si muove, dove, perché — e chi resta bloccato.
I bollettini della mobilità docente per l’anno scolastico 2026/27 sono una miniera di dati che racconta, attraverso decine di migliaia di righe, la mappa dei desideri — e delle frustrazioni — del personale scolastico italiano. Dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, 59.536 docenti hanno cambiato cattedra, scuola o provincia. Un numero enorme, che nasconde storie molto diverse tra loro: c’è chi è riuscito ad avvicinarsi a casa dopo anni di pendolarismo, chi è stato spostato d’ufficio per esigenze organizzative, chi ha ottenuto il passaggio di ruolo atteso da tempo.
ProfessionistiScuola.it ha elaborato l’intera banca dati, incrociando i quattro bollettini — infanzia, primaria, scuola secondaria di primo e di secondo grado — per restituire un’analisi completa che va oltre le tabelle ministeriali. Ecco i risultati.
La fotografia generale: chi si muove di più
Il segmento più dinamico è, per numeri assoluti, la scuola secondaria di secondo grado, che concentra da sola 22.676 movimenti — il 38,1% del totale nazionale. Una cifra che riflette sia la maggiore complessità organizzativa di questo ordine di scuola (con la frammentazione delle classi di concorso), sia la storica difficoltà di molti docenti a trovare collocazione nella provincia di residenza. Al secondo posto si piazza la scuola primaria con 16.363 movimenti (27,5%), seguita dalla scuola secondaria di primo grado con 13.579 (22,8%). La scuola dell’infanzia chiude con 6.918 movimenti (11,6%), numero più contenuto ma non per questo meno significativo, considerata la peculiare organizzazione dei posti comuni e di sostegno in questo ciclo.
Volontario vs. d’ufficio: il 20% non aveva scelta
La grande maggioranza dei movimenti — 47.480, pari al 79,8% — è classificata come “movimento a domanda”: il docente ha scelto di spostarsi, presentando istanza di trasferimento o passaggio. Ma un dato che merita attenzione è la quota di trasferimenti d’ufficio: 12.056 docenti, il 20,2% del totale, sono stati spostati senza averlo richiesto, in esubero sulla scuola o sulla provincia di titolarità. Questa percentuale sale in modo preoccupante nella scuola secondaria di secondo grado, dove i trasferimenti d’ufficio raggiungono 5.005 unità su 22.676 (il 22,1%), segnalando una strutturale sovrabbondanza di organico in alcune aree disciplinari e geografiche.
La terza categoria — i trasferimenti a domanda condizionata (2.706 in totale, il 4,5%) — fotografa una zona grigia di docenti che si sono mossi, ma condizionando la domanda a un insieme specifico di preferenze. La scuola dell’infanzia mostra qui un’anomalia: 630 domande condizionate su 6.918 movimenti totali (9,1%), la percentuale più alta tra tutti i gradi, suggerendo una maggiore selettività geografica dei docenti di questo ciclo.
| Grado Scolastico | Totale | A Domanda | D’Ufficio | Dom. Condizionata | % D’Ufficio |
|---|---|---|---|---|---|
| Infanzia | 6.918 | 5.485 | 803 | 630 | 11,6% |
| Primaria | 16.363 | 12.921 | 3.041 | 401 | 18,6% |
| Secondaria I Grado | 13.579 | 9.610 | 3.207 | 762 | 23,6% |
| Secondaria II Grado | 22.676 | 16.758 | 5.005 | 913 | 22,1% |
| TOTALE | 59.536 | 44.774 | 12.056 | 2.706 | 20,2% |
Analisi redazionale ProfessionistiScuola.it su dati MIM
Dove si trasferiscono: la geografia della mobilità
Analizzando la distribuzione geografica dei movimenti per regione di destinazione emerge un quadro che rispecchia fedelmente la struttura demografica e occupazionale del Paese, ma con alcune sorprese. Campania, Lombardia e Sicilia si confermano le tre regioni con il maggior numero di movimenti in entrata: rispettivamente 8.409, 7.330 e 7.038. Il dato campano spicca in modo particolare: la regione assorbe il 14,1% di tutti i movimenti nazionali, pur avendo un bacino scolastico di proporzioni comunque rilevanti. Lazio (5.495) e Puglia (4.989) completano la top five.
All’estremo opposto, Molise registra appena 378 movimenti — meno dello 0,7% del totale nazionale — seguito da Basilicata (674) e Friuli (878). Questi numeri bassi non vanno letti necessariamente come segnale di stabilità: in molti casi riflettono semplicemente la minore dotazione di organico di queste regioni.
Roma (3.697), Milano (2.292), Torino (1.882), Catania (1.682), Salerno (1.615), Palermo (1.586), Bari (1.515), Caserta (1.365), Cosenza (1.063), Lecce (973). Le grandi aree urbane e le province del Sud con alto organico continuano a dominare la classifica degli arrivi.
Il paradosso del saldo netto: Milano e Roma perdono docenti
Uno degli aspetti più rivelatori dell’analisi è il saldo netto per provincia: la differenza tra i docenti che arrivano in una provincia (destinazione) e quelli che ne partono (titolarità). Un saldo positivo indica che quella provincia “attrae” docenti; uno negativo significa che più insegnanti la lasciano di quanti ne riceva.
Il dato più sorprendente riguarda Milano, che registra il saldo negativo più pesante di tutto il Paese: −680 (2.292 arrivi contro 2.972 partenze). Una cifra che sembra controintuitiva per la prima città d’Italia, ma che si spiega con la forte pressione dei docenti milanesi a spostarsi verso province limitrofe ritenute meno care o più vivibili. Anche Roma è in rosso profondo: −454 (3.697 arrivi, 4.151 partenze). La capitale è la provincia con il maggior numero assoluto di movimenti in entrata (3.697), ma è anche quella che genera il maggior deflusso di titolari.
In territorio positivo spiccano invece alcune province del Sud: Catania (+316), Palermo (+303), Caserta (+268) e Salerno (+232). Questi saldi positivi non necessariamente indicano che queste province siano le più “desiderate”: più spesso riflettono il fatto che molti docenti ivi titolari non sono riusciti ad ottenere il trasferimento verso Nord, mantenendo così la titolarità in loco.
🟢 Saldo positivo (top 5)
- Catania (CT) +316
- Palermo (PA) +303
- Caserta (CE) +268
- Salerno (SA) +232
- Bari (BA) +203
🔴 Saldo negativo (top 5)
- Milano (MI) −680
- Roma (RM) −454
- Varese (VA) −161
- Mantova (MN) −161
- Modena (MO) −154
Come ci si sposta: il trasferimento provinciale batte tutto
Analizzando la tipologia di movimento ottenuto, emerge che il trasferimento provinciale — cioè un cambio di scuola all’interno della stessa provincia — è la categoria più frequente nella quasi totalità dei gradi scolastici. Nella scuola dell’infanzia si contano 3.647 trasferimenti provinciali su 6.918 (52,7%), nella primaria 6.370 su 16.363 (38,9%), nella scuola media 5.232 su 13.579 (38,5%). Solo nella secondaria di secondo grado il trasferimento nel comune supera quello provinciale (8.235 vs 6.886), segno di una mobilità di prossimità più marcata tra i docenti di questo ordine.
I trasferimenti interprovinciali — quelli che implicano un vero cambiamento di provincia — ammontano in totale a 12.329, pari al 20,7% di tutti i movimenti. Un dato significativo che conferma come circa un docente su cinque sia riuscito a spostarsi oltre i confini della propria provincia, in molti casi avvicinandosi alla residenza di famiglia dopo anni di attesa.
I passaggi di ruolo — che coinvolgono cambiamenti di ordine scolastico — rappresentano un fenomeno numericamente rilevante soprattutto nella secondaria di secondo grado (2.145 passaggi di ruolo provinciali e 530 interprovinciali) e nella scuola media (657 provinciali e 201 interprovinciali).
| Tipo Movimento Ottenuto | Infanzia | Primaria | I Grado | II Grado | Totale |
|---|---|---|---|---|---|
| Trasferimento Provinciale | 3.647 | 6.370 | 5.232 | 6.886 | 22.135 |
| Trasferimento nel Comune | 1.755 | 5.817 | 4.715 | 8.235 | 20.522 |
| Trasferimento Interprovinciale | 1.096 | 3.325 | 2.540 | 4.002 | 10.963 |
| Passaggio di Ruolo Prov. | 68 | 617 | 657 | 2.145 | 3.487 |
| Passaggio di Ruolo Interprov. | 348 | 233 | 201 | 530 | 1.312 |
I punteggi: chi vince la corsa alla cattedra
Il sistema di mobilità si basa su un punteggio che tiene conto di servizio prestato, famiglia, precedenze varie e altri elementi. L’analisi dei punteggi rivela differenze notevoli tra i gradi scolastici. La scuola primaria presenta la media più alta — 93,9 punti — e anche il massimo assoluto (728 punti), seguita dall’infanzia (media 93,8, max 604). Il dato delle medie così alte in questi due cicli è spiegabile con la maggiore anzianità media di servizio dei docenti che presentano domanda, unita all’accumulo di punteggio per i carichi di famiglia.
Notevolmente più bassi i punteggi nella secondaria di primo grado: media di 71,5 punti, mediana di appena 59. Questo significa che la metà dei docenti che si sono trasferiti nella scuola media lo ha fatto con un punteggio inferiore a 59 punti — un valore che in altri gradi non sarebbe sufficiente nemmeno per accedere alle posizioni utili. La secondaria di secondo grado si colloca in posizione intermedia (media 83,2, mediana 65).
La dispersione dei punteggi è anch’essa significativa: le deviazioni standard oscillano tra 63 e 80 punti circa, segnalando un fortissimo effetto delle precedenze sull’esito finale. I 728 punti massimi registrati sia in primaria che alla scuola media rappresentano casi estremi di docenti con decenni di servizio e situazioni familiari particolarmente ponderate.
| Grado Scolastico | N. con Punteggio | Media | Mediana | Minimo | Massimo |
|---|---|---|---|---|---|
| Infanzia | 6.321 | 93,8 | 78,0 | 6,0 | 604,0 |
| Primaria | 14.970 | 93,9 | 76,0 | 3,0 | 728,0 |
| Secondaria I Grado | 12.384 | 71,5 | 59,0 | 3,0 | 728,0 |
| Secondaria II Grado | 20.614 | 83,2 | 65,0 | 3,0 | 590,0 |
Le precedenze: un docente su tre è tutelato
Un elemento centrale del sistema di mobilità sono le precedenze, meccanismi di tutela che garantiscono la priorità nel trasferimento a determinate categorie di docenti. I dati mostrano che 19.260 docenti — il 32,4% del totale — hanno ottenuto il movimento avvalendosi di una precedenza riconosciuta. Si tratta di quasi un docente su tre: un numero enorme che dice molto sull’età media del personale scolastico e sulle condizioni di chi richiede trasferimento.
La precedenza più frequente è l’accantonamento comunicato sulla scuola realizzato sulla tipologia di posto — con 10.547 casi — una fattispecie tecnica che riguarda docenti per i quali è stato comunicato un esubero sulla specifica tipologia di posto. Al secondo posto, con 6.715 utilizzi, la generica precedenza “prevista dal C.C.N.I.” (Contratto Collettivo Nazionale Integrativo): una clausola omnicomprensiva che include famiglie in situazioni di necessità, disabilità dei figli, cure sanitarie e altre casistiche. Il rientro nella scuola di precedente titolarità (942 casi) è la terza voce: docenti che avevano lasciato la loro sede per ragioni varie e ora tornano.
La distribuzione delle precedenze varia sensibilmente tra i gradi: la scuola secondaria di secondo grado è quella con la quota relativa più alta di movimenti con precedenza, a causa della maggiore incidenza degli esuberi strutturali su alcune classi di concorso.
| Tipo di Precedenza | N. Utilizzi | % sul totale movimenti |
|---|---|---|
| Accantonamento comunicato sulla scuola (tipologia posto) | 10.547 | 17,7% |
| Prevista dal C.C.N.I. | 6.715 | 11,3% |
| Rientro nella scuola di precedente titolarità | 942 | 1,6% |
| Trasferimento d’ufficio in esubero sulla provincia | 204 | 0,3% |
| Trasf. nell’istituto di titolarità (diurno/serale) | 144 | 0,2% |
| Nessuna precedenza | 40.276 | 67,6% |
Cosa ci dicono questi dati: tre considerazioni finali
Prima considerazione: il sistema funziona, ma non risolve il Sud. I 59.536 movimenti dimostrano che la mobilità è un meccanismo vivo e utilizzato. Tuttavia, i saldi netti confermano una dinamica immutabile: i docenti titolari al Sud vogliono andare al Nord, ma spesso non ci riescono, generando un accumulo di domande inevase anno dopo anno. Il saldo positivo di province come Catania e Palermo non è un indicatore di attrattività, bensì di immobilità forzata.
Seconda considerazione: la scuola media è quella sotto pressione. La secondaria di primo grado registra la quota più alta di trasferimenti d’ufficio (23,6%), i punteggi medi più bassi (71,5) e una forte frammentazione nelle classi di concorso. È il grado scolastico che soffre di più gli effetti della sovrabbondanza di organico e della difficoltà a garantire continuità didattica.
Terza considerazione: le precedenze pesano più del punteggio. Con 19.260 docenti tutelati da precedenza su 59.536 totali, un terzo dei movimenti avviene seguendo corsie preferenziali che prescindono dal merito del punteggio accumulato. Questo sistema è necessario per proteggere le fasce deboli, ma produce effetti collaterali su chi ha aspettato anni accumulando punteggio senza riuscire a spostarsi.
I bollettini della mobilità 2026/27 sono, in ultima analisi, lo specchio di un sistema complesso, stratificato e spesso contraddittorio, che cerca di bilanciare esigenze organizzative, diritti individuali e vincoli contrattuali. Decifrarli, numero per numero, è il primo passo per capire dove si può migliorare.

