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Proponiamo le linee programmatiche e  i quattro principi che il Ministro Giannini considera essenziali per un sistema dell’istruzione, dell’università e della ricerca davvero moderno ed europeo.

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Il primo principio è la SEMPLIFICAZIONE, che significa resistere alla tentazione dell’ipertrofia normativa, del voler sempre aggiungere un’altra norma, e concentrarsi invece sull’attuazione dei tanti provvedimenti già approvati. Significa lavorare per ridurre gli spazi di incertezza che alimentano conflittualità e contenziosi.

Il secondo principio è quello della PROGRAMMAZIONE, che significa smettere di lavorare riconcorrendo le emergenze, per darsi invece quell’orizzonte temporale – e finanziario – necessario per trasformare gli aggiustamenti puntuali in soluzioni strutturali.

Il terzo principio è quello della VALUTAZIONE, che significa eliminare i colli di bottiglia, e sostituire i controlli ex ante con la valutazione ex post. Significa assegnare le risorse sulla base dei meriti e dei demeriti.

Il quarto principio è quello dell’INTERNAZIONALIZZAZIONE: perché un sistema dell’istruzione, dell’università e della ricerca aperto alla comparazione e alla competizione del resto del mondo, non solo genera maggiore qualita intrinseca, nel piano didattico, scientifico e strutturale, ma è anche motore diretto e indiretto dello sviluppo economico e di crescita.

"...Il bivio più importante di tutti ha a che fare con il  precariato della scuola. Un problema rilevante sotto il profilo quantitativo, drammatico per le vite di molte persone e di molte famiglie.

Non possiamo ignorarlo nella speranza che scompaia. Ho citato molti dati, altri ne citerò. Ma credo che nessuno sia più immediato e sconvolgente di quello che conosciamo tutti e che sto per ridarvi adesso: tra ATA e docenti, il precariato nella scuola arriva a più di mezzo milione di persone."

Per i docenti, questi sono i numeri principali:

-poco meno di 170 mila inseriti nelle c.d. graduatorie ad esaurimento di I,  II, III fascia e IV fascia aggiuntiva, che costituiscono il cosiddetto “precariato storico” e che verosimilmente grazie al turnover saranno immessi in ruolo nei prossimi dieci anni;

-più di 460 mila, inserite nelle graduatorie di istituto e utilizzati per le supplenze annuali  e fino al termine delle lezioni, di cui 168 mila iscritti nelle graduatorie ad esaurimento ;

-oltre 10 mila abilitati a seguito del Tirocinio Formativo Attivo (TFA);

-quasi 70 mila che hanno maturato titoli di servizio utili all’abilitazione grazie ad un percorso abilitante speciale (PAS);

-55.000 diplomati magistrali;

-40.000 idonei di vecchi concorsi.

I precari della scuola vanno riassorbiti e in un’ottica di lungo periodo dobbiamo bandire solo concorsi a cattedra.

Dobbiamo predisporre un Piano necessariamente di medio termine per il reintegro dei precari e il loro inserimento all’interno di “organici funzionali”, che permettano ai dirigenti scolastici una miglior gestione delle supplenze e un aumento dell’offerta formativa.

Avvieremo subito una nuova tornata del Tirocinio Formativo Attivo (TFA) per il prossimo anno accademico, perché credo sia doveroso offrire ai giovani laureati la possibilità di conseguire il titolo abilitativo. Il modello del TFA introduce un principio sacrosanto: l’abilitazione si ottiene dopo aver dimostrato in aula di avere la preparazione e l’attitudine all’insegnamento.

Per il futuro dovremmo introdurre un modello più snello. Penso all’inserimento direttamente nel percorso della laurea magistrale universitaria di un periodo di tirocinio con cui ottenere, al momento della laurea e dopo un esame parallelo alla discussione della tesi, anche l’abilitazione.

In allegato le intere linee programmatiche del Ministro