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didattica on lineA causa dell’emergenza Coronavirus le attività didattiche sono state sospese in tutta Italia fino al 3 aprile prossimo

Molte scuole hanno attivato da subito la didattica online, molte altre ancora oggi hanno seri problemi. Le stesse modalità di lavoro scolastico messe in atto nei vari ordini e gradi di scuola e nei differenti contesti sono davvero variegate ed il rischio è che si creino disparità di trattamento tra alunni di diversi istituti, ma anche all’interno di una medesima istituzione scolastica. Questo ci mette sicuramente davanti a tutte le pecche individuali e di sistema ad oggi ancora presenti nel mondo scuola. 

I docenti si sono, infatti, organizzati con i mezzi a loro disposizione e soprattutto senza una preparazione specifica per stare vicini ai loro alunni: dalla scuola dell’infanzia alle scuole superiori di secondo grado e anche alle università, con lezioni e discussione delle tesi online. 

Il mondo della scuola anche davanti ad un’emergenza mai vista si è auto - organizzato. 

Sono diversi i metodi adottati: lezioni in streaming ripartite secondo un orario che ricalca quello scolastico o su apposite app. Ma anche compiti assegnati attraverso whatsapp, dispense caricate sul registro elettronico tramite file di testo, pdf, file audio e in qualche caso file video. In questi casi non si può parlare di didattica a distanza, ma semplicemente di uno strumento per scambiare file. 

Infatti, la vera e propria didattica a distanza, dal punto di vista tecnologico, consiste in lezioni trasmesse a orari determinati, con tutti gli studenti della classe collegati contemporaneamente. È il caso delle video lezioni, che alcuni istituti stanno organizzando in questi giorni. Ma questa è una metodologia davvero difficile da applicare in quanto non tutti hanno la possibilità di collegarsi nello stesso momento. 

Più ricca la disponibilità di lezioni per le scuole superiori. Ad esempio le lezioni, prevalentemente di lingua e letteratura messe a disposizione dal Professor Gaudio, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Belgioioso di Pavia; il canale YouTube in cui la professoressa Paola Martina Regiani presenta lezioni di letteratura italiana. Storia e letteratura sono il focus del canale YouTube del professor Edoardo Ricci. E poi ancora lezioni di chimica su EasyChimica, di Filosofia tenute da Giuseppe Capello, di Fisica e Matematica Maurizio Medina, o quelle di Ruggero Balice. Disponibili anche i corsi di lingue straniere, con il blog Le Francais Mon Amour per il francese, e ottime risorse anche per lo spagnolo.

Invece per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, pur non essendo chiesto agli insegnanti di creare attività/lezioni per i bambini così piccoli, molti collegi docenti hanno deciso comunque di far sentire la loro presenza a partire da audio, video, messaggi su whatsapp rivolti a famiglie e ai piccoli, ma anche attraverso la creazione di vere e proprie piattaforme nelle quali, non solo i docenti caricano proposte didattiche ma anche le famiglie possono pubblicare quello che stanno facendo con i propri figli, in modo da mantenere viva la relazione e sentirsi parte di una comunità educante. 

 

Limiti della didattica online

Ricordiamo che siamo in un’emergenza che nel giro di poche settimane ha messo a dura prova l’intera nazione e la chiusura totale delle scuole era fondamentale per contenere il contagio. 

Ma se, ad esempio, nel caso di altre catastrofi, tipo un terremoto, si poteva pensare a “dirottare” i ragazzi in altre strutture con la presenza dei docenti qui ci troviamo di fronte ad un’emergenza totale, mai vissuta prima. I numeri sono impressionanti. Sono coinvolti 800.000 docenti, 7 milioni di alunni, 14 milioni di genitori, aggiungiamoci i nonni. Ottomila istituti scolastici, con 45.000 plessi. 

Se da un lato poi le scuole non si sono attivate tutte nella stessa maniera con didattica online anche famiglie e studenti mostrano a tutt’oggi delle difficoltà per diverse ragioni e il rischio è di accentuare le disparità.

Chi ha più figli ad esempio non sempre possiede un congro numero di pc; i genitori, che ricordiamo sono a casa in smart working, non sempre riescono a conciliare il loro lavoro con l’affiancamento ai figli che, soprattutto i più piccoli, hanno bisogno di aiuto nell’accedere alle varie piattaforme; poi ci sono le famiglie che  non hanno accesso alle nuove tecnologie, senza pc, tablet o stampante ed in questo caso si rischia di marginalizzare proprio quei ragazzi che si trovano in situazioni socio – culturali più fragili. 

La soluzione deve comunque essere temporanea, perché se è vero che questo tipo di lezione è innovativa è anche vero che il rapporto frontale è molto importante. Se in ogni campo la relazione è fondamentale nelle scuole, lo è ancora di più. Scuola dove il rapporto docente-allievo è essenziale per la trasmissione della conoscenza, per l’apprendimento e per l’impronta educativa. 

L’obiettivo di tutti i docenti impegnati nelle varie forme di didattica online non è semplicemente quello di non far perdere le lezioni e impegnare i ragazzi sotto il profilo scolastico ma è anche e soprattutto quello di mantenere la relazione, dare un segnale di attenzione nei confronti di famiglie e alunni, in poche parole, trasmettere che: il docente c’è, nonostante tutte le difficoltà, non è in vacanza, è a casa a lavorare e pensare sempre e comunque ai propri allievi. Occorre far arrivare a tutti la passione dei docenti, che stanno cercando di fare scuola anche quando non è possibile recarsi in quella fisica.

Ma possiamo lasciare tutto in mano alla professionalità e alla “buona volontà” dei docenti? 

Il ministero dell’istruzione ha inserito, nel DPCM 4 marzo 2020, la formula «i dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza, con particolare attenzione alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità».La principale novità assicurata dal ministero riguarda quindi proprio la didattica a distanza sulla quale ha voluto giustamente puntare. 

Ma in che modo? 

Seppur apprezziamo l’impegno della ministra Lucia Azzolina che nei giorni scorsi ha dichiarato: «mi impegno a far sì che il servizio pubblico essenziale, seppur a distanza, venga fornito a tutti i nostri studenti», concretamente il Miur ha semplicemente reso disponibile sul proprio sito    (didattica a distanza), webinar di formazione per la didattica a distanza, realizzati in collaborazione con Indire, suggerendo varie piattaforme e offrendo risorse utili a docenti e studenti.Le piattaforme consigliate sono tre: Google Suite for Education, Office 365 education A1 e la piattaforma realizzata da Treccani per la didattica digitale, Treccani Scuola. Oltre a queste il Miur consiglia alcune soluzioni messe a punto dagli Istituti scolastici che aderiscono al Movimento Avanguardie educative e al Movimento Piccole Scuole che contemplano veri e propri cicli di lezione e più di un tutorial per spiegare ai docenti come organizzare le proprie lezioni a distanza.

Ma può il Miur con una pagina di raccolta materiali delegare ai docenti un compito così importante? 

In queste ore, inoltre, il Ministero dell’Istruzione per evitare disparità sta provvedendo all’acquisto di tablet da mettere a disposizione delle famiglie che ne sono sprovviste e che non hanno le possibilità economiche per far fronte a questa spesa. 

Apprezziamo gli sforzi, ma questa esperienza deve insegnarci che va rivisto il modo di “fare scuola”. Nonostante siamo una scuola ancora troppo tradizionale e, nonostante non tutti i docenti avevano le necessarie competenze digitali, in dieci giorni la scuola ha fatto quello che avrebbe dovuto fare in 10 anni senza una linea guida, formazione e strumenti solo con poche info e una pagina di raccolta di link del MIUR

Quindi, una volta che l’emergenza sarà rientrata e ognuno di noi sarà tornato alla normalità riflettiamo e ripensiamo alla scuola per renderla veramente “innovativa” e per far si che questo termine non rimanga solo scritto nei documenti ministeriali ma divenga realtà.

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