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Scioperi e flashmob docentiContinua la mobilitazione contro il disegno di legge della #BuonaScuola. Da ieri sera e fino al 12 maggio una serie di manifestazioni che per la prima volta vedono le sigle sindacali e il movimento dei docenti scendere in piazza uniti promettendo di non dare pace al Governo e al ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini. Ministro che oggi pomeriggio, durante un dibattito sulla riforma, è stata costretta a lasciare la festa dell'Unità a Bologna interrotta dalla protesta dei comitati di docenti, studenti e genitori, al grido di «vergogna, vergogna». 
Si è partiti giovedi sera, 23 aprile, con una sorta di autoconvocazione promossa sui principali social network dai docenti di tutt’Italia: Vestiti a lutto e con un lumino in mano, da accendere a un segnale prestabilito, migliaia di insegnanti nella serata di giovedì sono scesi nelle piazze delle loro città per un flash mob contro il ddl “La buona scuola”, in discussione in Parlamento. Da Torino a Palermo, da Milano a Cagliari, da Verona a Reggio Calabria, sono state “oltre cento le piazze” protagoniste della protesta. Un appuntamento che i docenti si sono dati attraverso i social network e che è diventato virale in poche ore. Vestiti di nero e con un lumino in mano gli insegnanti hanno detto no alla riforma della scuola varata dal governo. Gremita la scalinata di Trinità dei Monti a piazza di Spagna a Roma, 1500 docenti si sono radunati a Napoli in piazza del Plebiscito.

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Oggi invece è stato attuato lo sciopero del 24 aprile, promosso da Usb, Anief, Unicobas, Athena, Usi, Autoconvocati, Cub, Or.Sa e Slai Cobas. Da tutt’Italia sono arrivati docenti per incontrarsi in piazza della Repubblica a Roma da dove è partito un corteo diretto in piazza Montecitorio davanti al Parlamento dove dalle 15 alle 18 si è tenuto un presidio dei manifestanti. Scendono in piazza contro il potere assoluto assegnato ai Dirigenti Scolatici, che con grande discrezionalità decideranno con la chiamata diretta gli insegnanti da far salire ogni tre anni sulla giostra della propria scuola. 
Una chiamata diretta che potrebbe avere risvolti di tipo clientelari. Ma è un netto e chiaro no al disegno di legge di riforma attualmente in discussione alla VII Commissione Cultura, non solo per la chiamata diretta, ma anche per altri molto critici di questa riforma quali: il mancato sblocco degli scatti stipendiali, il rischio di pianificare una didattica sempre più condizionata dalle compatibilità economiche, che varieranno tra singole strutture scolastiche a seconda dell’apporto dei privati e della capacità di attrarre finanziamenti dal 5 per mille, determinando così disuguaglianze ingiustificabili.

Anche il piano di assunzioni, come dimostrato da PSN con la sua dettagliata analisi dei dati Miur, presenta moltissime criticità visto che non sarà possibile coprire, neppure con l'organico aggiuntivo,  le 120 mila disponibilità già ora presenti con i presenti in Gae col rischio che saltino 40 mila assunzioni.
Intanto sono sempre più gli insegnanti che aderiranno allo sciopero generale del 5 maggio proclamato da Flc-Cgil, Cisl, Uil, Snals e Fgu, nonostante l’intenzione del premier Matteo Renzi di scrivere una lettera ai docenti per spiegare la riforma. Un risultato quindi Renzi lo ha già ottenuto quello di riuscire a "scongelare" i docenti di ruolo e precari e vederli sfilare uniti e incazzati, tanto da convincere i sindacati confederali a indire uno sciopero generale che sarà il primo per la Scuola dal 2008, quando il Ministro dell’Istruzione era Mariastella Gelmini. Si preannuncia un’adesione massiccia tanto da mettere a dura prova la prima prova Invalsi organizzata alla primaria proprio in quella giornata. Lo stesso giorno, infatti, i Cobas che da sempre protestano contro il test di valutazione, hanno proclamato uno stop delle lezioni che prosegue l’indomani e il 12 maggio. E per il 5 potrebbe esserci persino la decisione di rinviare la data del test alla primaria per non inficiare la prova.