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Categoria: Didattica Storia
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Crisi del 291) Benché l'economia degli Stati Uniti avesse tratto un notevole vigore dalla partecipazione al primo conflitto mondiale – negli anni '10 del 900 l'incremento della produzione industriale era stato del 12% –, sia per i prestiti ed i rifornimenti agli alleati che per la quasi raggiunta leadership economica mondiale in concorrenza con la Gran Bretagna e la Germania (per sopravanzarle appieno sarebbero stati necessari un altro quarto di secolo, ed un altro conflitto), la loro opinione pubblica non se ne dette per inteso, considerando, contrariamente al presidente democratico Wilson ed all'ideologia che in poco più di vent'anni sarebbe diventata moneta corrente, inutile, quando non addirittura dannosa per gli interessi generali del Paese, la partecipazione agli affari "atlantici" (ma non quelli sul Pacifico) ed abbracciando così, con l'elezione a presidente del repubblicano Warren Harding (1920), frutto anche della paura del comunismo destata dalle agitazioni operaie del 1919, quella posizione "isolazionista" che già aveva impedito al Senato di ratificare il Trattato di Versailles e l'entrata del Paese nella Società delle Nazioni.

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2) I repubblicani sarebbero rimasti al potere per un decennio, mettendo in atto una politica economica volta ad incoraggiare gli investimenti per mezzo della riduzione del carico fiscale (e dunque della spesa pubblica, previa rinuncia "ad attivare programmi di assistenza per le classi più povere"), del suo spostamento dal reddito ai consumi, dell'agevolazione dell'accesso al credito praticando bassi tassi d'interesse e della non interferenza con il processo di formazione di monopoli, spontanea reazione delle aziende contro gli inconvenienti della libera concorrenza, finalizzata ad impedire che prezzi (e dunque profitti) si abbassassero eccessivamente.

3) Così, mentre lo sviluppo economico del secolo precedente aveva avuto, fra le proprie precondizioni, l'apporto di quella forza lavoro immigrata a basso costo ormai resa superflua, almeno nelle proporzioni tradizionali, dal raggiungimento della costa occidentale, negli anni '20 l'incremento complessivo del 64% della produzione industriale (corrispondente ormai al 45% di quello mondiale), e del 2% annuo del PIL, fu conseguenza, oltre che della politica economica repubblicana, dell'aumento della produttività, dovuto alla generalizzazione della razionalizzazione produttiva tayloristica e della notevole (possibilità di) espansione del mercato interno, che vide il passaggio del "reddito medio pro capite […] da 553 a 716 dollari l'anno", e sisostanziò in un incremento dei consumi di massa "in tutti i settori, da quello automobilistico a quello tessile, alimentare, ecc.", incoraggiati dalle nuove tecniche pubblicitarie, diffuse a mezzo stampa e per via radiofonica, e dalla possibilità di acquisto rateale...

 

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La rivoluzione americana: nascita, fisionomia e ragioni di un gigante

Rivoluzione americana

1) Lo Stato la cui nascita sembrò, a molti dei contemporanei, una realizzazione dei principi illuministi, e che senz'altro rappresentò una sorta di anticipazione delle istituzioni costituzional-democratiche dell'Europa rivoluzionaria dell'800, nonché destinato a soppiantare, nel corso del '900, l'egemonia mondiale dell'Inghilterra, originava proprio nelle colonie che quest'ultima costituì a partire dall'era delle scoperte geografiche cinquecentesche, e che a lungo costituirono "semplici avamposti commerciali e militari" analoghi a quelli, concorrenti, di Olanda e Francia.

L'assolutismo "illuminato": estremo tentativo di autoriforma dell' "ancien régime"

Assolutismo illuminato

1) Nell'Europa della seconda metà del '700, ad eccezione dell'Inghilterra, i maggiori Stati europei – Francia, Spagna, Portogallo, Austria, Prussia, Russia – erano accomunati dal considerevole peso sociale della nobiltà feudale, che ancora dominava sui contadini e monopolizzava il potere politico, costituendo così la causa e l'effetto del notevole rallentamento dello sviluppo economico e sociale borghese; questi Stati erano tuttavia retti da monarchie che, ormai consapevoli – anche grazie all'esempio inglese – dell'importanza della ricchezza produttiva ai fini del mantenimento del loro stesso potere, provarono, dall'alto, a migliorarne le sorti, dando vita all'esperienza del cosiddetto assolutismo (o dispotismo, in virtù della sua negazione delle antiche "libertà") illuminato, ovvero dell'attiva promozione di riforme economiche e giuridiche.

Ideologia, affermazione e prassi totalitaria esemplare del nazionalsocialismo

Nazismo1) Il primo nucleo del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi fu il piccolo Partito dei Lavoratori Tedeschi, nazionalista ed antisemita (fondato a Monaco nel 1919 dall'insegnante collaudatore e poeta Anton Drexler), in cui le forze armate, preoccupate per la sua potenziale minacciosità per la già delicatissima situazione del paese, infiltrarono il caporale Adolph Hitler (1889-1945), eroe di guerra e misantropo.

 

2) Questi, in un alterco con un cliente di una birreria in cui erano solitamente tenute le riunioni, fu notato da Drexler per la propria capacità oratoria, e, superata qualche perplessità iniziale dovuta alla mediocrità del materiale umano, entrò a far parte del partito, in cui si impose rapidamente relegando in un ruolo sempre più marginale il fondatore e modificandone il nome in modo da sintetizzare la generale posizione nazionalista di avversione all'esito del conflitto – concepito come conseguenza del tradimento dei "marxisti" che avevano firmato i trattati di pace anziché dell'esaurimento economico del paese e dell'ostinazione delle forze armate a proseguire la guerra – con le necessità sociali dei reduci e dei disoccupati, ammantandosi di un "anticapitalismo" simile a quello del fascismo italiano e preludente, come quello, ad una soluzione corporativa sostanzialmente antiproletaria.

La prima guerra mondiale: esplosione delle contraddizioni e marginalizzazione incipiente dell'Europa

Prima guerra mondiale

1) Le contrapposizioni economiche e politiche internazionali che caratterizzarono la cosiddetta età dell'imperialismo – in cui la lotta tra le varie potenze mondiali non era finalizzata esclusivamente (giusta l'interpretazione leniniana) ad una redistribuzione delle aree di influenza economica più confacente ai loro mutati rapporti di forza, ma anche all'instaurazione di una definitiva posizione di leadership nella sempre più stringente integrazione dell'economia mondiale, che avrebbe impedito il tornare a verificarsi di quella situazione "concorrenziale", non tanto frenando l'ulteriore sviluppo delle potenze sconfitte ma imponendo la sua subordinazione ed integrazione all'interno dell'economia di quella vincitrice – trovarono la propria soluzione in un drammatico trentennio che vide ben due guerre mondiali, l'affermazione ed il predominio sulla scena internazionale di nuove potenze (gli Stati Uniti e la Russia/Unione Sovietica), con il connesso tramonto di quelle vecchie e, data la loro localizzazione, dell'antica centralità europea, e la nascita di nuove forme politiche (la democrazia, il fascismo ed il comunismo), tutte caratterizzate da un robusto, anche se più o meno passivo, protagonismo delle masse popolari e, soprattutto, dal consistentissimo protagonismo dello Stato nella gestione della vita economica.

Proiezione internazionale dell'Occidente in crescita: le Crociate

Crociate1) L'espansionismo arabo, iniziato nella prima metà del VII secolo grazie alla formidabile predicazione del profeta Muhammad, capace di unificare le tribù arabe in virtù del suo valore sia religioso che politico, ebbe la sua massima estensione in quello successivo, interessando anzitutto il Medio Oriente e quindi giungendo ad est nell'area indiana (furono fondati dei sultanati a Delhi, nella penisola di Malacca e nell'isola di Sumatra), e ad ovest conquistando l'Africa settentrionale, buona parte della penisola iberica e la Sicilia; aveva perciò minacciato seriamente l'Impero bizantino e il regno dei Franchi, che tuttavia, rispettivamente nel 718 e nel 732, erano riusciti ad arrestarlo.

 

2) Agli inizi dell'XI secolo gli arabi iniziarono ad arretrare dalle proprie posizioni, in virtù sia della lenta erosione dei loro possessi iberici ad opera dei piccoli Stati cristiani settentrionali (León, Castiglia, Navarra, Aragona) che "delle pressioni dell'impero bizantino, delle repubbliche marinare di Genova e Pisa, che sottrassero ai saraceni il prezioso dominio della Sardegna, della Corsica e dell'Elba". La minaccia più seria, tuttavia, venne loro dai "Turchi, una popolazione di stirpe mongolica proveniente dal Turkestan [una regione dell'Asia centrale, ad ovest della Cina e a nord dell'India], convertitasi alla religione musulmana, che aveva approfittato dei contrasti e delle lotte interne al mondo arabo per creare regni autonomi nei territori appartenenti al califfatodi Baghdad", del quale il gruppo guidato da Selgiuq riuscì ad impadronirsi nel 1055, avanzando poi verso est, strappando ai bizantini Persia, Iraq, Siria e Palestina, "con la città di Gerusalemme (1070), meta di pellegrinaggi cristiani fin dal IV secolo. A differenza degli Arabi, che si erano resi conto dei rilevanti vantaggi economici che potevano trarre dal garantire libertà e protezione ai pellegrini cristiani, i Turchi, intolleranti e ostili, si abbandonarono [solo inizialmente, però: cfr. avanti] alle più crudeli persecuzioni, impedendo l'accesso al Santo Sepolcro e rendendo difficile ogni relazione commerciale tra l'Europa e l'Oriente. A subire i danni economici più gravi era l'impero bizantino"; il che non significa, tuttavia, che realmente l'imperatore Alessio Comneno abbia, come si racconta, richiesto aiuto ai cristiani d'Occidente, dai quali – per tacere del trauma dello Scisma d'Oriente – aveva da temere più che dai Turchi, con i quali "si era giunti a una situazione di compromesso, facilitata dal fatto che i numerosi staterelli in cui era stato diviso il territorio da quelli conquistato non rappresentavano una minaccia per Bisanzio. Il pericolo veniva, invece, dall'Occidente, soprattutto ad opera dei Normanni, che, dopo aver dovuto rinunciare alla conquista di Costantinopoli, avevano concentrato le loro mire sui territori bizantini dei Balcani. Anche l'oppressione dei Turchi sulle comunità cristiane dell'Oriente e sui pellegrini diretti a Gerusalemme, spesso presentata come causa delle crociate, non può essere considerata un elemento decisivo. Nei territorio a loro sottomessi i musulmani assicuravano ai cristiani libertà di culto e forme di autonomia, che i loro correligionari residenti nei territori cristiani non si sognavano neppure".

La guerra dei Cent'anni e le diverse vie all'assolutismo di Francia ed Inghilterra

Guerra dei centanni

1) Al progressivo declino, nel corso del basso medioevo, del Papato e dell'Impero, istituzioni universalistiche, cioè non vincolate ad un particolare territorio come gli Stati odierni e fonte di legittimità di ogni potere politico, corrispose l'affermazione delle forme embrionali di questi, caratterizzati da unitarietà e centralizzazione del potere, realizzate mediante una burocrazia (cioè un corpo di funzionari che rappresenta il sovrano in tutto il territorio) e sostenute da un esercito, il tutto reso possibile da un gettito fiscale regolare.

L'Italia nel periodo fascista: interventismo economico e totalitarismo incompiuto

De Bono Mussolini Balbo

1) L'Italia, che soltanto nel decennio precedente la guerra era entrata nella sua fase di decollo economico, aveva potuto sostenere le spese del conflitto solo indebitandosi pesantemente con l'Inghilterra e gli Stati Uniti, della qual cosa la sua valuta non aveva risentito soltanto perché lo stato di belligeranza aveva mantenuto la fissità dei cambi con i paesi alleati, consentendole di acquistare le materie prime ad essa necessarie – grano, carbone e petrolio – a prezzi abbastanza vantaggiosi. Questa situazione venne tuttavia meno con la fine del conflitto, quando proprio l'indebitamento del paese determinò la sua perdita di credibilità, e dunque la svalutazione della lira, innescando un pesantissimo processo inflazionistico"che spingeva verso l'alto il costo della vita, penalizzando i ceti disagiati, gli operai e gli impiegati": "ci volevano 28 lire per comprare un dollaro, mentre un anno prima ne bastavano solo 13. Per un paese che era costretto a comperare dall'America grano, carbone e petrolio, un cambio così sfavorevole rappresentava un autentico disastro economico".

L'impero "indoeuropeo" degli Ittiti

Ittiti

1) Fra il IV e il III millennio a. C., nell'età del bronzo, tra il Danubio e gli Urali si sviluppò una cultura oggi denominata "kurgan" "a partire dalle grandi sepolture a tumulo […] nelle quali venivano seppelliti i principi locali insieme alle loro mogli e concubine, agli schiavi ed a tutto il séguito". Da tale area si verificò, più o meno a partire dal XIX secolo a. C., un movimento migratorio verso quella estesa dall'India all'Europa occidentale, che dette luogo a popolazioni (celtiche, germaniche, italiche, slave, greche, baltiche, anatoliche, indo-iraniche, etc.) perciò definite "indoeuropee" dalla linguistica comparativa ottocentesca, che ne sostenne la parentela sulla base della comunanza di strutture linguistiche e culturali, testimoniata "dai numerosi vocaboli aventi l'etimo in comune e che investono diverse aree d'interesse (la religione, le istituzioni, la famiglia, l'agricoltura, ecc.), nonché dall'ideologia tripartita, ossia la suddivisione della realtà esistente all'interno di tre funzioni specifiche (sacrale, guerriera, produttiva) la quale si ritrova, consapevolmente come tale, soltanto presso i popoli di stirpe indoeuropea".

La rivoluzione protestante fra nazionalismi, radicalismi medievaleggianti e idealità borghesi

Rivoluzione protestante1

8) Lutero, professore di esegesi biblica all'Università di Wittenberg in Sassonia, era stato fin da giovane animato dall'angosciosa consapevolezza di non potersi liberare, con le proprie forze, dal peccato, e dunque dalla persuasione dell'incapacità di obbedire ai dettami di un Dio che percepiva come inumanamente esigente. Nella sua ottica, infatti, l'uomo, totalmente corrotto dal peccato originale, ha perso il proprio originario libero arbitrio e, con esso, la capacità di operare per il bene, trovandosi perciò condannato a "non poter non peccare". Ciò renderebbe apparentemente impossibile la salvezza dell'anima, ma Lutero riuscì ad evitare questa drammatica conclusione riflettendo sulla Lettera ai Romani di San Paolo, in cui l'Apostolo affermava che "il giusto vivrà mediante la fede"; la qual cosa Lutero intese nel senso che Dio avrebbe considerato "giusti" (e dunque salvato) i possessori della fede da egli stesso liberamente donata (non a tutti), e certo non "conquistabile" comportandosi rettamente.

La conquista spagnola del "nuovo mondo": genocidi involontari e sviluppo triangolare dell'economia atlantica

Conquista spagnola del nuovo mondo

1) Contemporaneamente all'espansione portoghese, dall'altro lato del mondo "un numero crescente di navi spagnole aveva raggiunto l'isola di Hispaniola (Haiti [una delle prime toccate da Colombo]), sbarcandovi molte centinaia di avventurieri attratti dalla prospettiva di facili arricchimenti. L'impatto degli spagnoli sui miti e inermi indigeni fu catastrofico: i tainos furono messi a setacciare ogni angolo dell'isola alla ricerca della più piccola pagliuzza d'oro, trovandosi esposti non solo allo sfruttamento spagnolo ma anche alle malattie importate dagli invasori, a cominciare dal vaiolo e dal morbillo"; ne sarebbe derivata, in pochi decenni, l'estinzione dell'intera popolazione.

Innocenzo III e Federico II di Svevia: ascesa e declino del regno di Sicilia

Innocenzo III e Federico II di Svevia

 

1) La sostanziale sconfitta del Barbarossa nella lotta contro i Comuni dell'Italia settentrionale (1176), e la sua morte nella terza crociata (1190), non devono indurre a pensare che il bilancio del suo progetto politico imperiale fosse stato completamente fallimentare: nel 1186, infatti, era riuscito virtualmente a realizzare l'unificazione politica della penisola italiana combinando il matrimonio di suo figlio, il futuro Enrico VI, con l'ultima erede del regno di Sicilia, Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II; un evento che né il normanno Tancredi d'Altavilla, re di Sicilia per brevissimo tempo, né il papato, vittima di quella che percepiva come una sorta di usurpazione e messo in pericolo dall'accerchiamento che in tal modo si era determinato, erano riusciti ad evitare.

La repubblica di Weimar, ovvero il dopoguerra interminabile

Repubblica di Weimar Gustav Stresemann1) L'esito disastroso del conflitto mondiale avrebbe messo a dura prova l'ordinamento sociale della Germania, e spazzato via la plurisecolare monarchia prussiana, le cui forme e pretese "imperiali", determinate dall'unificazione nazionale, non erano durate neppure cinquant'anni, conoscendo e venendo influenzate da una sorte simile allo zarismo russo: "la propaganda socialista e il mito della rivoluzione bolscevica riscuotevano successo. Sin dall'estate del 1918, i soldati dell'esercito e gli operai costituirono dei consigli sul modello dei soviet russi e avviarono [provando ad organizzare la vita civile ('requisizioni e distribuzioni di viveri alle popolazioni, controllo dei luoghi di produzione e dei mercati')] una stagione di lotta che sembrava in grado di innescare una rivoluzione", ed effettivamente riuscì a mettere il kaiser in fuga e a portare, nel novembre 1918, il paese fuori dalla guerra.

Il commercio "internazionale" delle città-Stato dei Cananei ("Fenici")

Fenici2

5) A questa situazione estremamente degradata, in sé probabilmente suscettibile di una durata indefinita, pose fine, nel XII secolo, l'invasione dei cosiddetti "popoli del mare", provenienti forse "dall'altra parte del Mediterraneo", e che, se pure non ebbero la compattezza descritta dalle iscrizioni celebrative degli Egizi che ne millantarono la sconfitta, riuscirono comunque a sottrarre, a loro come agli Ittiti, il controllo del territorio che i greci avrebbero chiamato "Palestina" a partire dal nome dei principali di essi, gli indoeuropei Peleset, o Filistei, stanziatisi sulla sua costa meridionale.

Dal "medioevo ellenico" al "rinascimento" delle polis

Polis

1) L'arrivo dei Dori in Grecia, oltre a porre fine alla civiltà micenea, già indebolita da un secolo caratterizzato da notevoli eventi sismici, peggioramenti climatici, contrasti entro e fra i vari regni, e conseguente spopolamento, si accompagnò ad un regresso sociale, economico e culturale attestato dalla povertà dei reperti archeologici e dall'assenza di fonti scritte, che rende il relativo periodo di quattro secoli (dal XII all'VIII a. C.) per più versi "oscuro", e perciò suggestivamente definito, in equivoca analogia con quello intermedio fra il tramonto dell'impero romano e la lenta affermazione della società borghese, "medioevo ellenico": i Micenei, profondamente influenzati dai Cretesi, che poi avevano conquistato, proprio come sarebbe accaduto ai Romani con i Greci, come quelli furono travolti da popolazioni indoeuropee che determinarono un arretramento dello sviluppo locale, la cui ripresa, senz'altro condizionata dalle nuove fisionomie etniche e "geopolitiche", sarebbe stata caratterizzata dall'affermazione di città-Stato animate da classi sociali non aristocratiche, "imprenditoriali", che sostennero l'instaurazione di forme politiche protodemocratiche.

Il primo Stato burocratico: l'Antico Egitto

Egitto1

1) L'area più popolata dell'Egitto, che lo ha sempre definito, è quella interessata dal corso del fiume Nilo, che "ha le sue sorgenti nel cuore dell'Africa, all'altezza dei grandi laghi (Nilo Azzurro [proveniente dal Lago Vittoria in Uganda]), ma riceve grande copia d'acqua anche dall'altopiano etiopico (N. Bianco)" e si svolge per circa duemila chilometri al centro di "una valle larga da 5 a 20, incassata tra due pareti di roccia che salgono ad ovest verso il Deserto libico, ad est verso il Deserto arabico […], allargandosi, all'altezza del Cairo [fondata alla fine del X secolo, in età araba], nell'ampio Delta alluvionale", e fertilizzata due volte all'anno da esondazioni periodiche (giugno e settembre secondo il calendario odierno) in ragione non solo delle "tonnellate di fanghiglia [limus in latino] ricca di fosfati e nitrati naturali" riversatevi, ma anche della "permanenza della terra sott'acqua, per cui, grazie all'azione del sole, si forma una rete fittissima di screpolature profonde che permettono l'aereazione mantenendo l'umidità. Si verifica quindi una reazione chimica più estesa di quanto non permetterebbe lo scasso tradizionale con il vomero; l'ossigeno, l'ozono, l'anidride carbonica e specialmente l'azoto si combinano tramite l'azione fisica dell'argilla porosa e le proprietà comburenti dell'ossido di ferro delle colline di Assuan, trasformandosi in prodotti fertilizzanti naturali".

Incremento della produttività e trasformazioni sociali dalla rivoluzione neolitica all'età dei metalli

NeoliticoMetalli

1) Proprio come nel caso della prima rivoluzione industriale, si parla di "rivoluzione neolitica" non già per la rapidità delle sue realizzazioni – ebbe infatti significative anticipazioni locali in quella mesolitica, e si generalizzò, almeno nell'area europeo-vicinorientale, in un arco di tempo esteso tra l'8.000 e il 4.000 a. C. – ma, piuttosto, per il suo carattere di trasformazione irreversibile e radicale della società umana, che prese avvio dalle modalità del suo sostentamento: se, infatti, nel periodo precedente era stato prevalentemente garantito dalla "raccolta di frutti selvatici, radici, germogli, semi spontanei, tuberi" e dalla caccia (quale che sia l'ordine gerarchico fra le due attività), in quello in esame iniziò a diffondersi su scala sempre più ampia la "domesticazione" degli animali e delle piante, ovvero l'agricoltura.

Le rivoluzioni inglesi: la borghesia dai radicalismi religiosi al costituzionalismo

Gran Bretagna Oliver Cromwell statua St. Ives in Cambridgeshire

1) A differenza che in Francia, in Spagna e nei principati tedeschi, in Inghilterra il progetto monarchico di centralizzazione del potere aveva trovato un formidabile ostacolo sin dai tempi della Magna Charta Libertatum (1215), un documento imposto dall'antica nobiltà baronale fra i cui punti principali figuravano il rispetto delle prerogative tradizionali dei sudditi, la necessità del loro consenso all'imposizione di nuove tasse sul reddito e la legittimità della resistenza armata in caso di abusi del sovrano. 

L'impossibile unità politica dell'Italia cinquecentesca e la fine dell'indipendenza dei suoi Stati

Guerre dItalia1

1) L'inesorabile trasformazione dei Comuni in Signorie, dovuta essenzialmente ai loro contrasti interni, e la politica espansionistica delle più forti tra di esse, avevano determinato la drastica semplificazione della conformazione politica della penisola italiana, con la formazione di Stati "regionali", simili, dal punto di vista "formale" – relativa neutralità nei confronti dei conflitti di classe, funzionalità di burocrazia ed esercito all'accentramento del potere, spesa pubblica sostenuta con le imposizioni fiscali –, a quelli che, più o meno contemporaneamente, si stavano formando in Francia, Inghilterra e Spagna, ma differenti, sul piano "contenutistico", per il non comprendere la totalità della nazione, che restava, di conseguenza, frammentata.

Conflittualità sociale, centralizzazione del potere ed espansione territoriale: gli Stati regionali dell'Italia settentrionale

Stati regionali

1) La situazione conflittuale che determinò l'evoluzione interna dell'età comunale avrebbe gradualmente condotto all'affermazione del potere – estremamente precario nel XIII secolo, definitivo nel XIV – di un "Signore", che talvolta "poteva essere un podestà che si era guadagnato, con la sua opera, il consenso dei cittadini e ne aveva approfittato per imporre un dominio duraturo; oppure l'esponente più autorevole di una famiglia prestigiosa, dotata di vasto seguito nella cittadinanza; poteva anche trattarsi di un individuo che si era impadronito del governo con un colpo di mano".

L'Italia dall'unificazione all'età giolittiana: decollo economico e nuove soggettività sociopolitiche

Giolitti e Turati

1) Le origini delle istanze di unificazione politica del nostro paese vanno collocate a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, ovvero nel periodo compreso tra le guerre sostenute dalla Francia rivoluzionaria e la cosiddetta Restaurazione, età in cui le potenze vincitrici di Napoleone cercarono di ripristinare per quanto possibile la situazione politica europea antecedente la Rivoluzione Francese, fermo restando il più generale obiettivo di impedire attivamente nuovi sommovimenti, anche interni ai singoli paesi.

Vie della modernizzazione: protocostituzionalismo inglese, "reconquista" iberica, ridimensionamento dell'Impero

Magna Charta Regni Iberici Bolla doro

1) L'esito della battaglia di Bouvines, che avrebbe determinato la quasi definitiva affermazione della monarchia assoluta in Francia, sarebbe stato fatale per quella d'Inghilterra, dove la nobiltà baronale, che, guidata dall'arcivescovo di Canterbury, già le si opponeva da anni, approfittò della debolezza dello sconfitto (e reclamante altro denaro per proseguire la guerra con la Francia) Giovanni Senzaterra per mettere definitivamente fine all'assolutismo con l'imposizione, nel 1215, della Magna Charta Libertatum.

Ascesa e caduta di Napoleone: basi dell'Europa contemporanea

Napoleone1) La reazione termidoriana inaugurò in tutta la Francia un periodo di Terrore "bianco", che colpì giacobini (ovviamente estromessi da ogni incarico politico ed amministrativo) e preti costituzionali; "si diffuse il fenomeno della gioventù dorata, associazione, a volte spontanea, altre volte organi da controrivoluzionari, di giovani benestanti, detti moscardini, che si riunivano in bande armate per dare la caccia ai giacobini. […] Contemporaneamente si attenuavano le persecuzioni nei confronti dei controrivoluzionari [molti dei quali furono scarcerati]. La Convenzione agevolò in ogni modo, con amnistie o con la restituzione dei beni, i controrivoluzionari che avessero rinunciato alla lotta contro la Repubblica e favorì il rimpatrio di molti nobili emigrati".

Luigi XIV: culmine esemplare e fallimento evitabile dell'assolutismo francese

Colbert presenta a Luigi XIV i membri dellAccademia Reale delle Scienze1) Nella seconda metà del XVII secolo Luigi XIV s'impegnò nella realizzazione della forma più compiuta di Stato assoluto, che sarebbe stata presa a modello in molte corti europee (Danimarca, Svezia, Austria, Prussia, Russia) e che comportò un'azione decisa sui piani burocratico, economico-fiscale, coscienziale e bellico, che tratteremo nello stesso ordine. Il nuovo re assunse il potere nel 1661, dopo la morte di Mazarino, e manifestò subito il proposito di non servirsi di ministri plenipotenziari come suo padre e suo nonno, ma di regnare direttamente, portando a compimento il processo di centralizzazione iniziato prima di lui.

I regni normanni d'Inghilterra e di Sicilia: un modello di "feudalità efficiente" e proiettata verso la modernità

Guglielmo il Conquistatore e Ruggero II dAltavilla

1) La progressiva affermazione di quelle monarchie che sarebbero state le protagoniste della storia moderna, dando vita ai futuri Stati "nazionali", avvenne in contemporanea con il declino delle antiche istituzioni sovranazionali – o, per dir meglio, "universalistiche", cioè non legate ad un particolare territorio –, l'Impero ed Papato, che lasciarono il posto a formazioni politiche locali di dimensioni più o meno ampie.

La Rivoluzione Francese: momento esemplare dell'avvento della contemporaneità

Rivoluzione francese

1) La tradizione storiografica considera la Rivoluzione francese, per la vastità, la radicalità e l'irreversibilità (sulla lunga durata) delle sue realizzazioni, il momento esemplare e culminante del passaggio dal cosiddetto Antico Regime alla società capitalistico-borghese contemporanea. Non era la prima volta, in realtà, che la borghesia prendeva il potere e costituiva istituzioni più consone ai propri interessi, rompendo con quelle del passato: se probabilmente l'età comunale in Italia, in tal senso, potrebbe essere sopravvalutata, lo stesso non vale certo per la guerra d'indipendenza che dette vita alla Repubblica delle Province Unite nel 1581, per le due Rivoluzioni inglesi del XVII secolo, per quella americana di poco anteriore a quella francese; in nessuna di esse, tuttavia, la suddetta rottura dovette intaccare profondamente il tessuto di società che, relativamente omogenee e "avanzate", cioè "borghesi" dal punto di vista sociale, economico e culturale, dovettero fare i conti "soltanto" con un potere esterno o in ogni caso estraneo ai loro interessi profondi, e non anche con la resistenza di cospicui elementi di una società ormai al tramonto.

L'Illuminismo: coscienza e progetto della rivoluzione borghese

encyclopedie1) Come è possibile affermare che gli eventi sociali ed economici dell'età moderna, attraverso gli sviluppi successivi, avrebbero posto le basi sociali ed economiche della società contemporanea, industriale, capitalistica e borghese, così si può sostenere a buon diritto che fu nella cultura settecentesca, l'Illuminismo, che iniziarono a prendere forma precisa le sue principali istanze politiche e culturali.

 

2) Nella società settecentesca la nobiltà era ancora il ceto sociale egemone, e la sua tipica mentalità costituiva un modello di vita attraente per gli strati più elevati della borghesia. Tuttavia lo sviluppo economico realizzatosi nel corso di almeno settecento anni aveva cambiato profondamente l'intera società europea, le cui esigenze più profonde si erano manifestate, dall'età comunale in poi, in istanze culturali che sarebbero culminate nell'Illuminismo settecentesco, eterogeneo movimento culturale in cui confluirono l'ideale umanistico-rinascimentale dell' autoaffermazione mondana dell'uomo, risoltosi nell'esaltazione baconiana della tecnologia e nella rivoluzione scientifica, nel suo duplice aspetto filosofico (esaltazione cartesiana della ragione, temperata dalla consapevolezza baconiana dei suoi limiti e della necessità di un approccio critico all'esperienza) e metodologico (sperimentalismo galileiano): princìpi che, pur conoscendo, in questo secolo, più che uno sviluppo, una volgarizzazione e, talvolta, una semplificazione (a cui vanno tuttavia affiancate le fondamentali innovazioni teoriche del pensiero economico e di quello rousseauiano), uscirono dal chiuso delle discussioni degli intellettuali e conquistarono gruppi sociali sempre più larghi, in nome di un esplicito progetto di trasformazione dell'esistente capace di porsi come punto di riferimento per tutte le classi sociali indipendente dalla sua natura squisitamente borghese.

La crisi del '29 e la conversione degli USA all'interventismo economico

Crisi del 291) Benché l'economia degli Stati Uniti avesse tratto un notevole vigore dalla partecipazione al primo conflitto mondiale – negli anni '10 del 900 l'incremento della produzione industriale era stato del 12% –, sia per i prestiti ed i rifornimenti agli alleati che per la quasi raggiunta leadership economica mondiale in concorrenza con la Gran Bretagna e la Germania (per sopravanzarle appieno sarebbero stati necessari un altro quarto di secolo, ed un altro conflitto), la loro opinione pubblica non se ne dette per inteso, considerando, contrariamente al presidente democratico Wilson ed all'ideologia che in poco più di vent'anni sarebbe diventata moneta corrente, inutile, quando non addirittura dannosa per gli interessi generali del Paese, la partecipazione agli affari "atlantici" (ma non quelli sul Pacifico) ed abbracciando così, con l'elezione a presidente del repubblicano Warren Harding (1920), frutto anche della paura del comunismo destata dalle agitazioni operaie del 1919, quella posizione "isolazionista" che già aveva impedito al Senato di ratificare il Trattato di Versailles e l'entrata del Paese nella Società delle Nazioni.

L'arrivo degli indoeuropei in Grecia: i Micenei

Micenei

 

1) Fra il IV e il III millennio a. C., nell'età del bronzo, tra il Danubio e gli Urali si sviluppò una cultura oggi denominata "kurgan" "a partire dalle grandi sepolture a tumulo […] nelle quali venivano seppelliti i principi locali insieme alle loro mogli e concubine, agli schiavi ed a tutto il séguito".

L'ingresso della Russia nella contemporaneità: dalla rivoluzione marxista al totalitarismo industriale stalinista

Lenin Stalin Trotsky

 

1) I notevolissimi investimenti di Francia, Inghilterra e Belgio nello sviluppo industriale della Russia ne avevano motivato, assieme a quella "marcia verso l'Europa" che datava dai tempi di Pietro il Grande, l'ingresso nel primo conflitto mondiale, nonostante la sostanziale impreparazione militare e l'impossibilità, per la sua industria agli inizi del proprio sviluppo – concentrata com'era in poche zone particolari, ovvero "i complessi industriali nella regione di Mosca (tessili, metallurgici, chimici), in quella di Pietroburgo (tessili, meccanici), nel territorio degli Urali (minerari), sulle rive del Caspio (petroliferi)", occupando complessivamente due milioni di operai "su una popolazione complessiva di oltre 100 milioni di abitanti" – e la arcaicissima agricoltura – ancora caratterizzata, per lo più, da una coltivazione estensiva condotta con strumenti primitivi e abbisognante di un'enorme quantità di manodopera (l'80% della popolazione), ormai coscritta – di sostenere una guerra di logoramento che metteva a dura prova anche la ben più avanzata Germania.

Nascita e affermazione di un animale complesso: la specie umana dalle origini al Paleolitico

Età della pietra

1) Il nostro pianeta ha assunto la propria configurazione attuale nel corso di 4,65 miliardi di anni, e in esso la vita fece la sua comparsa in "un periodo compreso tra i 4,4 miliardi di anni fa, quando l'acqua allo stato liquido comparve sulla superficie terrestre, e i 2,7 miliardi di anni fa, quando la prima incontrovertibile evidenza della vita è verificata da isotopi stabili e biomarcatori molecolari che mostrano l'attività di fotosintesi"; la successiva  formazione di organismi via via più complessi, "dalle prime alghe monocellulari e dai primi batteri" fino alle piante, ebbe un momento fondamentale nella diffusione di queste, responsabili dell'arricchimento di ossigeno dell'atmosfera e, dunque, dell'affermazione di specie animali.

Percorsi inversi: il breve assolutismo inglese e la nascita di quello francese

Sciarra Colonna e Bonifacio VIII1) Il rapporto conflittuale che abbiamo visto instaurarsi fra normanni e francesi sin dal loro primo contatto sarebbe proseguito in quello analogo tra i regni d'Inghilterra e di Francia in maniera virtualmente ininterrotta per quasi tutto il millennio successivo alla fondazione del secondo, con la proporzionalmente breve pausa tra la fine dell'800 e la crisi di Suez, e giungendo a termine soltanto con l'attuale declino dei due Stati.

Assolutismi non autoreferenziali: per la modernizzazione in Russia e contro la frammentazione politica in Prussia

Assolutismo in Russia e Prussia

1) Dei vari Stati che applicarono il modello assolutistico francese va ricordata anzitutto la Russia, derivata dall'antico principato di Moscovia, in cui si erano mescolati apporti slavi e vichinghi, e il cui sovrano Ivan III il Grande, alla fine del '400, avendo sposato Zoe, l'erede al trono dell'Impero Romano d'Oriente abbattuto dai Turchi nel 1453, si era fregiato del titolo di zar (imperatore), ed aveva reso indipendente dai Tartari, dopo averlo notevolmente esteso, il proprio "impero", che però restò a lungo completamente isolato "rispetto al resto d'Europa, con la quale aveva saltuari rapporti commerciali e poche o nulle relazioni di tipo culturale".

Declino dell'Impero e rafforzamento della Chiesa: la "lotta per le investiture"

lotta per le investiture1) L'impero carolingio, ideale punto di raccordo fra quello romano ed i regni barbarici sorti sulle sue rovine, era stato, non solo metaforicamente, tenuto a battesimo dalla Chiesa di Roma, allorquando Carlo Magno aveva ottenuto la legittimazione del proprio titolo facendosi incoronare da papa Leone III, la notte di Natale dell'800, nella basilica di san Pietro.

2) Va notato che il più immediato fattore di debolezza della nuova istituzione non stava tanto in questa "subalternità" – era stato Carlo ad accordare la propria protezione al pontefice, l'anno prima sfuggito ad un complotto della nobiltà romana, che l'aveva "aggredito, ferito e imprigionato", peraltro proprio a causa della sua soggezione programmatica agli interessi carolingi – quanto nella difficoltà di controllo centralizzato di un territorio tanto ampio e nella persistenza della concezione "patrimoniale" dello Stato, che ne comportava la divisione tra i figli del monarca.

Verso la globalizzazione: Spagna e Portogallo dalla formazione in Stati nazionali alla proiezione mondiale

Globalizzazione Spagna Portogallo

1) Oltre al Portogallo, di cui parleremo a breve, la penisola iberica, dopo la battaglia di Las Navas di Tolosa (1212), comprendeva i regni di Castiglia (al centro), Aragona (ad est), Navarra (a nord-est, presto entrato nella sfera d'influenza francese) Granada (a sud, residua presenza araba); nei cinquant'anni successivi tutte le città arabe dell'Andalusia erano cadute nelle mani della prima, che divenne il più importante regno iberico ed ereditò "il problema costituito dalla presenza di due fortissime [perché 'culturalmente ed economicamente più evolute', L'operazione storica] minoranze etniche e religiose, i mori musulmani e gli ebrei", che pure, ancora per quasi un paio di secoli, per le loro abilità imprenditoriali (commerciali, finanziarie e manifatturiere), sarebbero stati protetti dai nuovi re.

La Controriforma, ovvero l'automodernizzazione conservatrice della Chiesa Cattolica

Controriforma

1) La Chiesa cattolica non era mai stata del tutto inconsapevole dei motivi interni della propria situazione critica, e sin dalla metà del '400 si erano sviluppate al suo interno istanze di rinnovamento finalizzate ad una "riforma morale e disciplinare […] che avrebbe dovuto […] eliminare i più grossi scandali ed abusi, provvedere alla formazione di sacerdoti degni, restaurare la disciplina nei conventi, ridare prestigio alla Curia, ma soprattutto riscoprire forme di devozione e di pietà meno esteriori".

 

2) Questa "Riforma cattolica", che pure aveva anticipato quella protestante, non ne aveva ovviamente raggiunto il livello di radicalità (tranne che, forse, in Spagna), e poté sviluppare appieno le proprie potenzialità solo quando, sollecitata dall'esplosione di quella, s'intrecciò con una vera e propria "Controriforma", ossia il violento contrattacco all'affermazione del protestantesimo: fu così che, ad esempio, l'ordine dei Gesuiti, iniziale espressione della prima, divennero strumento della seconda, e il Concilio di Trento inserì in questa elementi di quella; e sarebbe stata proprio questa sintesi dell'esigenza di riaffermazione e riformulazione con quella di autodifesa che avrebbe consentito il rilancio della Chiesa cattolica, che verosimilmente non sarebbe stato possibile se si fosse affidata soltanto alla coercizione ed al proprio inevitabile legame con gli Stati.

I Comuni: prefigurazione in miniatura della società, dell'economia e della politica contemporanee

Comuni

1) Lynn White sostiene che la "rivoluzione agraria" che caratterizzò il "Basso Medioevo" avrebbe avuto un ruolo determinante nel decollo economico dell'Europa, ponendo le basi, in misura ben maggiore della successiva età moderna, dell'irreversibile – pur se non lineare – sviluppo della popolazione urbana: "la nuova capacità delle campagne di produrre eccedenze [(che le avrebbe, tra l'altro, inserite 'nel gioco degli scambi commerciali e monetari')] rese possibile la concentrazione nelle città di un numero sempre crescente di individui", dediti ai mestieri più svariati, laddove nelle campagne utensili e vestiario erano per lo più autoprodotti; un processo che a sua volta retroagì positivamente sullo sviluppo dei commerci che gli aveva dato vita: "a mano a mano che la popolazione dei centri urbani crebbe di numero, si dovette andare alla ricerca di viveri sempre più lontano […] Le città delle Fiandre, ad esempio, acquistavano grano inglese, mentre i mercanti genovesi se lo procuravano in Provenza".

Crisi (e riconfigurazione) dell'economia e della società trecentesca

Crisi del 300

1) Il ciclo espansivo della popolazione e dell'economia che aveva dato inizio al "Basso Medioevo" era per lo più stato determinato dall'aumento dei terreni coltivati, restando relativamente stabile la produttività delle tecniche agricole: ciò significa che, ad esempio, il raddoppio della produzione di grano era dovuta a quello del terreno coltivato, e non al miglioramento dei metodi di coltivazione (cosa che è invece tipica della società contemporanea). Questo fece sì che, dopo secoli di sfruttamento dei terreni, la loro fertilità, anche per effetto della mancanza di concime, provocata a sua volta dalla diminuzione del bestiame per il restringersi degli spazi destinati al pascolo, iniziò a venir meno, e ciò valse, ovviamente, anche per la disponibilità alimentare.

L'egemonia commerciale delle città di Creta

Creta

1) Dopo essere stata a lungo caratterizzata, nel corso del III millennio a. C., dalla tipica economia di villaggio basata sull'agricoltura e l'allevamento di pecore, praticata da una popolazione dalle origini sconosciute (forse anatoliche, sicuramente non indoeuropee), l'isola di Creta andò sviluppando una raffinata produzione artigianale di vino, olio, vasi, tessuti in lana, armi, presto richiesti ben oltre i suoi confini e che, richiedendo in parte l'impiego di materie prime non diffuse sul suo territorio, generò un vero e proprio commercio "internazionale", che avrebbe progressivamente determinato una concentrazione di potere nelle sue città principali, forse a direzione monarchica e non interessate a sopraffarsi reciprocamente, almeno a giudicare dall'assenza di cinta murarie: Cnosso a nord, Festo a sud, Mallia nella parte centro-orientale, Kato Zakros nella punta orientale, Canea ad ovest.