Rivoluzione francese

1) La tradizione storiografica considera la Rivoluzione francese, per la vastità, la radicalità e l'irreversibilità (sulla lunga durata) delle sue realizzazioni, il momento esemplare e culminante del passaggio dal cosiddetto Antico Regime alla società capitalistico-borghese contemporanea. Non era la prima volta, in realtà, che la borghesia prendeva il potere e costituiva istituzioni più consone ai propri interessi, rompendo con quelle del passato: se probabilmente l'età comunale in Italia, in tal senso, potrebbe essere sopravvalutata, lo stesso non vale certo per la guerra d'indipendenza che dette vita alla Repubblica delle Province Unite nel 1581, per le due Rivoluzioni inglesi del XVII secolo, per quella americana di poco anteriore a quella francese; in nessuna di esse, tuttavia, la suddetta rottura dovette intaccare profondamente il tessuto di società che, relativamente omogenee e "avanzate", cioè "borghesi" dal punto di vista sociale, economico e culturale, dovettero fare i conti "soltanto" con un potere esterno o in ogni caso estraneo ai loro interessi profondi, e non anche con la resistenza di cospicui elementi di una società ormai al tramonto.

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2) La notevole eterogeneità della società francese, invece, fece sì che la lotta contro tale resistenza diventasse il carattere essenziale della sua rivoluzione, che le conferì elementi di consapevolezza del tutto inediti e, di conseguenza, il proposito dichiarato di mettere in discussione, quando non di cancellare, il vecchio ordine; proposito diversamente concepito dalle variegate classi rivoluzionarie, portatrici di diversi interessi esprimentisi in altrettanto diverse ideologie: dalla relativa moderazione liberaleggiante dei progetti riformistici al radicalismo non troppo paradossalmente autoritario di quelli democratici prima e "comunisti" poi, dalla "semplice" pretesa della tolleranza religiosa e del ridimensionamento dei privilegi temporali della Chiesa cattolica al tentativo di estirpazione violenta del cristianesimo: tutti motivi che, in varie declinazioni, sarebbero stati ricorrenti fino ai giorni nostri, confermando l' "attualità" del fenomeno in esame.

3) Altro tratto che distingue potentemente la Rivoluzione Francese dalle altre che abbiamo ricordato è la scala continentale, e non soltanto locale, dei suoi effetti, la cui notevolissima forza di propagazione fu dovuta alla somiglianza delle condizioni economiche e sociali – borghesia e capitalismo in ascesa, declino dei ceti tradizionali: si ricordi quello che si è detto a proposito del dispotismo illuminato – che configurarono la Rivoluzione come esempio "pericoloso" per gli assetti interni degli altri Stati europei, che perciò furono accomunati da uno sforzo di soffocarla che non avrebbe però né attenuato le loro contraddizioni interne né rallentato le loro trasformazioni...

  

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