Assolutismo illuminato

1) Nell'Europa della seconda metà del '700, ad eccezione dell'Inghilterra, i maggiori Stati europei – Francia, Spagna, Portogallo, Austria, Prussia, Russia – erano accomunati dal considerevole peso sociale della nobiltà feudale, che ancora dominava sui contadini e monopolizzava il potere politico, costituendo così la causa e l'effetto del notevole rallentamento dello sviluppo economico e sociale borghese; questi Stati erano tuttavia retti da monarchie che, ormai consapevoli – anche grazie all'esempio inglese – dell'importanza della ricchezza produttiva ai fini del mantenimento del loro stesso potere, provarono, dall'alto, a migliorarne le sorti, dando vita all'esperienza del cosiddetto assolutismo (o dispotismo, in virtù della sua negazione delle antiche "libertà") illuminato, ovvero dell'attiva promozione di riforme economiche e giuridiche.

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2) Si trattava, in effetti, di uno sviluppo creativo di principi già affermati da Luigi XIV – anche se non fu applicato in Francia, dove la nobiltà, alla morte di quello e forte del suo discredito, aveva rialzato la testa, e a nulla sarebbe valso il tentativo in extremis di Turgot di introdurre la tolleranza religiosa, estendere la tassazione a nobiltà e clero e sottrarre a quest'ultimo l'insegnamento scolatico –, che aveva cercato di legittimare l'assolutismo non più sulla base della volontà divina, ma piuttosto sulla funzione di attivo perseguimento del benessere comune. Di qui la tendenza ad un rafforzamento dello Stato che lo svincolasse con più forza dai legami tradizionali con la Chiesa e da ciò che si definiva sbrigativamente "feudalesimo", cioè gli antichi privilegi "dei nobili, delle città, corporazioni, province, assemblee rappresentative, o, in Francia, degli organi giudiziari detti parlamenti", senza che ciò si traducesse – si badi – nell'intenzione di farli totalmente saltare, essi costituendo in ogni caso un sostegno dell'ordine costituito.

3) Proseguiva, dunque, l'antichissima politica centralistica degli Stati moderni, mirante a rendere più efficiente la burocrazia e la riscossione fiscale: le varie guerre che funestarono il secolo avevano dopotutto dimostrato l'importanza dell'attivo del bilancio, al qual fine non era affatto sufficiente limitarsi a spremere i contadini: di qui i tentativi di estendere i contributi ai ceti privilegiati e, per sviluppare l'agricoltura, "di abolire o limitare privilegi come la manomorta o il fedecommesso, che impedivano lo smembramento e la vendita, rispettivamente, delle proprietà ecclesiastiche e aristocratiche"; a proposito del primo caso in Austria si sarebbe giunti all'incameramento di alcune delle proprietà terriere della Chiesa.

4) Nonostante l'evidente strumentalità di molte di queste politiche, condotte tutt'altro che disinteressatamente, si determinò in ogni caso una sintonia con le convinzioni degli illuministi, molti dei quali erano appunto persuasi che gli obiettivi di cui abbiamo parlato nella lezione precedente fossero realizzabili per l'appunto gradualmente e dall'alto, ad opera dei sovrani già esistenti...

 

Per la lezione completa in PDF: L'assolutismo illuminato

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