Crociate1) L'espansionismo arabo, iniziato nella prima metà del VII secolo grazie alla formidabile predicazione del profeta Muhammad, capace di unificare le tribù arabe in virtù del suo valore sia religioso che politico, ebbe la sua massima estensione in quello successivo, interessando anzitutto il Medio Oriente e quindi giungendo ad est nell'area indiana (furono fondati dei sultanati a Delhi, nella penisola di Malacca e nell'isola di Sumatra), e ad ovest conquistando l'Africa settentrionale, buona parte della penisola iberica e la Sicilia; aveva perciò minacciato seriamente l'Impero bizantino e il regno dei Franchi, che tuttavia, rispettivamente nel 718 e nel 732, erano riusciti ad arrestarlo.

 

2) Agli inizi dell'XI secolo gli arabi iniziarono ad arretrare dalle proprie posizioni, in virtù sia della lenta erosione dei loro possessi iberici ad opera dei piccoli Stati cristiani settentrionali (León, Castiglia, Navarra, Aragona) che "delle pressioni dell'impero bizantino, delle repubbliche marinare di Genova e Pisa, che sottrassero ai saraceni il prezioso dominio della Sardegna, della Corsica e dell'Elba". La minaccia più seria, tuttavia, venne loro dai "Turchi, una popolazione di stirpe mongolica proveniente dal Turkestan [una regione dell'Asia centrale, ad ovest della Cina e a nord dell'India], convertitasi alla religione musulmana, che aveva approfittato dei contrasti e delle lotte interne al mondo arabo per creare regni autonomi nei territori appartenenti al califfatodi Baghdad", del quale il gruppo guidato da Selgiuq riuscì ad impadronirsi nel 1055, avanzando poi verso est, strappando ai bizantini Persia, Iraq, Siria e Palestina, "con la città di Gerusalemme (1070), meta di pellegrinaggi cristiani fin dal IV secolo. A differenza degli Arabi, che si erano resi conto dei rilevanti vantaggi economici che potevano trarre dal garantire libertà e protezione ai pellegrini cristiani, i Turchi, intolleranti e ostili, si abbandonarono [solo inizialmente, però: cfr. avanti] alle più crudeli persecuzioni, impedendo l'accesso al Santo Sepolcro e rendendo difficile ogni relazione commerciale tra l'Europa e l'Oriente. A subire i danni economici più gravi era l'impero bizantino"; il che non significa, tuttavia, che realmente l'imperatore Alessio Comneno abbia, come si racconta, richiesto aiuto ai cristiani d'Occidente, dai quali – per tacere del trauma dello Scisma d'Oriente – aveva da temere più che dai Turchi, con i quali "si era giunti a una situazione di compromesso, facilitata dal fatto che i numerosi staterelli in cui era stato diviso il territorio da quelli conquistato non rappresentavano una minaccia per Bisanzio. Il pericolo veniva, invece, dall'Occidente, soprattutto ad opera dei Normanni, che, dopo aver dovuto rinunciare alla conquista di Costantinopoli, avevano concentrato le loro mire sui territori bizantini dei Balcani. Anche l'oppressione dei Turchi sulle comunità cristiane dell'Oriente e sui pellegrini diretti a Gerusalemme, spesso presentata come causa delle crociate, non può essere considerata un elemento decisivo. Nei territorio a loro sottomessi i musulmani assicuravano ai cristiani libertà di culto e forme di autonomia, che i loro correligionari residenti nei territori cristiani non si sognavano neppure".

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3) Ciononostante, in Occidente l' "opinione pubblica" si stava mobilitando, anche in ragione dell'amplificazione dei racconti dei pellegrini e dell'attività di predicatori "come il frate Pietro di Amiens, detto l'Eremita, o come il cavaliere errante Gualtiero di Passy, detto 'Senz'averi' ", della presa di posizione di pontefici come Gregorio VII, sia pur impegnato nel conflitto con Enrico IV, o Urbano II, che in due concilii tenuti nel 1095 si dice avesse invitato "solennemente tutti i principi e tutti i potentati della cristianità a riunire le proprie forze per difendere l'impero d'oriente dalla crescente pressione dei Turchi, ma soprattutto per liberare il Santo Sepolcro dagli infedeli. Il suo appello riscosse i più ampi consensi presso ricchi e poveri, nobili e plebei, cavalieri e contadini".

 

4) Va tuttavia notato che i resoconti del discorso del papa furono elaborati successivamente alla conquista di Gerusalemme, e potrebbero essere stati reinterpretati alla luce di essa: è verosimile, perciò, che egli avesse pronunciato soltanto "una generica esortazione al pellegrinaggio [la cui possibilità già dimostrava la bassa intensità del pericolo], la quale avrebbe prodotto un risultato, che egli stesso non era in grado di immaginare. […] Se le parole del pontefice a Clermont-Ferrand ebbero una vasta risonanza, fu perché la società europea della fine dell'XI secolo era pervasa da un forte slancio espansivo, che, come abbiamo visto, si manifestava in ogni campo: la popolazione era in aumento, nuove terre venivano messe a coltura, i mercanti, soprattutto italiani, contendevano ai musulmani il controllo dei commerci mediterranei, i cadetti delle famiglie aristocratiche erano alla ricerca affannosa di un'adeguata sistemazione e quindi di nuove terre da conquistare"…

 

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