Rivoluzione protestante1

8) Lutero, professore di esegesi biblica all'Università di Wittenberg in Sassonia, era stato fin da giovane animato dall'angosciosa consapevolezza di non potersi liberare, con le proprie forze, dal peccato, e dunque dalla persuasione dell'incapacità di obbedire ai dettami di un Dio che percepiva come inumanamente esigente. Nella sua ottica, infatti, l'uomo, totalmente corrotto dal peccato originale, ha perso il proprio originario libero arbitrio e, con esso, la capacità di operare per il bene, trovandosi perciò condannato a "non poter non peccare". Ciò renderebbe apparentemente impossibile la salvezza dell'anima, ma Lutero riuscì ad evitare questa drammatica conclusione riflettendo sulla Lettera ai Romani di San Paolo, in cui l'Apostolo affermava che "il giusto vivrà mediante la fede"; la qual cosa Lutero intese nel senso che Dio avrebbe considerato "giusti" (e dunque salvato) i possessori della fede da egli stesso liberamente donata (non a tutti), e certo non "conquistabile" comportandosi rettamente.

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9) È importante notare che la dottrina della giustificazione per fede, assegnando la preminenza alla grazia divina e relegando in secondo piano il ruolo delle opere, non poneva ancora Lutero teologicamente al di fuori della Chiesa; la sua rottura con essa sarebbe stata determinata, piuttosto, dal momento storico in cui egli visse, che dava un risalto particolarmente drammatico alle sue esigenze esistenziali e religiose, che lo indirizzarono verso posizioni radicali quando gli fu chiara l'ormai assoluta incapacità della Chiesa romana di rispondervi, a causa della sua profonda corruzione.

 

32) In Svizzera la Riforma si diffuse anzitutto, in una forma "umanistica", con Zwingli, e quindi, a partire dal 1541, a Ginevra, con Giovanni Calvino (1509-1564), un francese che aveva dovuto trasferircisi dopo la sua conversione, a causa delle persecuzioni inflitte da Francesco I ai protestanti, e che sarebbe in breve diventato la più prestigiosa personalità organizzativa ed intellettuale della fede riformata – come attestano le sue Istituzioni della religione cristiana, la "più lucida e completa sistematizzazione della teologia protestante" –, che appunto nella versione calvinista ebbe la più vasta diffusione, raggiungendo Francia, Germania, Paesi Bassi, Inghilterra, Scozia ed Europa orientale.

 

33) Calvino, portando alle estreme conseguenze la negazione luterana del libero arbitrio, elaborò compiutamente la dottrina della predestinazione, dinanzi alla quale anche il grande riformatore aveva esitato, consistente nella convinzione che Dio avesse deciso sin dall'inizio dei tempi, e per motivi imperscrutabili, chi fosse destinato alla beatitudine e chi alla dannazione. La disperazione e l'angoscia presumibilmente comportate da questa concezione trovavano tuttavia il proprio contravveleno nella persuasione della "verificabilità" della propria condizione, anzitutto all'interno della propria coscienza ("il giudizio dell'uomo su se stesso secondo il giudizio di Dio su di lui"), illuminata o no dalla fede, e quindi nella vita quotidiana, ovvero da un lato nell'irreprensibilità della propria condotta morale e nell'attiva partecipazione alla vita della Chiesa, e dall'altro nel successo nelle proprie attività mondane (da concepirsi in ogni caso, come "segno", e non certo causa, della salvezza). Quest'ultima era la prima affermazione di una concezione rivoluzionaria del lavoro che, per il sociologo tedesco Max Weber, avrebbe costituito il presupposto culturale e psicologico della successiva affermazione della mentalità imprenditoriale tipica del capitalismo...

 

Per la lezione completa in PDF: La riforma protestante

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