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Categoria: Didattica Storia
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Guerre dItalia1

1) L'inesorabile trasformazione dei Comuni in Signorie, dovuta essenzialmente ai loro contrasti interni, e la politica espansionistica delle più forti tra di esse, avevano determinato la drastica semplificazione della conformazione politica della penisola italiana, con la formazione di Stati "regionali", simili, dal punto di vista "formale" – relativa neutralità nei confronti dei conflitti di classe, funzionalità di burocrazia ed esercito all'accentramento del potere, spesa pubblica sostenuta con le imposizioni fiscali –, a quelli che, più o meno contemporaneamente, si stavano formando in Francia, Inghilterra e Spagna, ma differenti, sul piano "contenutistico", per il non comprendere la totalità della nazione, che restava, di conseguenza, frammentata.

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2) Questa circostanza, che avrebbe comportato la debolezza del nostro paese e la sua esposizione al controllo straniero – anche perché le dimensioni persino dei più potenti fra quelli "non permettevano di raccogliere risorse finanziarie pari a quelle dei sovrani francesi o spagnoli" –, era dipesa paradossalmente proprio dalla vivacità dello sviluppo economico basso-medievale, che aveva comportato la formazione di una borghesia non concentrata, come nel resto dell'Europa, in poche città, ma diffusa in una molteplicità di centri di potere locale reciprocamente contrapposti ed immersi in un gioco di mutevolissime alleanze – fra i quali si sarebbero imposti, inglobando molte realtà minori a partire dalla fine del '300, il Ducato di Milano, la Repubblica di Firenze, la Repubblica di Venezia, lo Stato della Chiesa ed il Regno di Napoli; nessuno dei quali sarebbe riuscito a prevalere sugli altri perché, ogni qualvolta che si era profilato il rischio di una situazione del genere, "gli altri si erano coalizzati contro di esso".

 

3) È peraltro interessante notare che, mentre gli ultimi due si erano costituiti "dall'alto", gli altri Stati derivavano pur sempre dall'esperienza "democratica" di autorganizzazione dal basso dei Comuni tardomedievali, a cui avrebbe posto fine la costituzione del regime oligarchico di Venezia e la trasformazione in principati di Milano e Firenze. Sul piano giuridico tale trasformazione, che sanciva il riconoscimento delle nuove istituzioni da parte dell'Impero e del Papato, metteva fine a quella che, nel loro quadro politico, era stata un'anomalia dissolutrice; nella realtà concreta, però, esse non furono certo sottomesse ad istituzioni che nemmeno nei momenti più gloriosi del loro passato avevano mai avuto il vigore delle nuove formazioni statali europei, e la cui "prestigiosa" legittimazione formale ebbe più che altro la funzione di giustificare la struttura discendente e non ascendente del nuovo potere, che con il conferire al Principe il diritto di trasmetterlo dinasticamente apparentava ulteriormente i "nuovi" Stati regionali italiani a quelli europei.

 

4) Comunque sia, ovviamente la nuova situazione non aveva certo posto fine al gioco dei contrasti e delle alleanze, che continuarono fino al 1454, anno della pace di Lodi, promossa dal papa Niccolò V e dal signore di Milano Francesco Sforza (un prestigiosissimo capo di truppe mercenarie che aveva sposato l'erede dei Visconti) e determinata, oltre che dalla generale stanchezza, dalla preoccupazione per la minaccia costituita, dopo la caduta dell'Impero romano d'Oriente, "di un'avanzata ottomana verso l'area balcanica e poi verso la stessa penisola italiana" e, ancor di più, dalla Francia, da poco uscita rafforzata dalla vittoria nella Guerra dei Cent'anni.

 

5) A Lodi veniva sancito il reciproco riconoscimento delle varie realtà politiche italiane mediante l'affermazione del principio del loro equilibrio, per garantire il quale all'iniziativa militare veniva sostituita la trattativa diplomatica; a questo conseguì, l'anno successivo, la costituzione di una "Lega italica", in vista dell'eventuale necessità di una difesa comune da attacchi esterni, mettendo in cantiere anche la costituzione di un esercito permanente. Quest'articolo restò tuttavia lettera morta, così come la pace, che pure fu garantita per un quarantennio, fu assolutamente precaria e minacciata dalle rivalità mai sopite degli Stati regionali, che manifestarono progressivamente insofferenza verso una situazione oggettivamente troppo stretta per la loro politica di potenza ricercando l'alleanza dei sovrani europei, della quale "i principi credevano di potersi servire senza rischi […], tenendo sotto controllo su scala allargata l'alternanza di guerra e diplomazia cui erano abituati. Presto essi dovettero accorgersi però che la politica di potenza dei sovrani europei rispondeva a regole di tutt'altro genere"…

 

 

Per la lezione completa in PDF: Le guerre d'Italia

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