Innocenzo III e Federico II di Svevia

 

1) La sostanziale sconfitta del Barbarossa nella lotta contro i Comuni dell'Italia settentrionale (1176), e la sua morte nella terza crociata (1190), non devono indurre a pensare che il bilancio del suo progetto politico imperiale fosse stato completamente fallimentare: nel 1186, infatti, era riuscito virtualmente a realizzare l'unificazione politica della penisola italiana combinando il matrimonio di suo figlio, il futuro Enrico VI, con l'ultima erede del regno di Sicilia, Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II; un evento che né il normanno Tancredi d'Altavilla, re di Sicilia per brevissimo tempo, né il papato, vittima di quella che percepiva come una sorta di usurpazione e messo in pericolo dall'accerchiamento che in tal modo si era determinato, erano riusciti ad evitare.

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2) Il nuovo imperatore avrebbe provato a portare avanti i progetti centralizzatori del padre provando a "rendere ereditaria nella sua casa la corona dell'Impero, come accadeva nel regno di Francia, sottraendola all'arbitrio della feudalità"; un intento vanificato dalla sua morte improvvisa nel 1197, che da un lato ripropose il secolare problema della frammentazione politica e, dunque, della decadenza del Sacro Romano Impero Germanico, e dall'altro andò a vantaggio del papato, che, con Innocenzo III, impegnato nel proseguimento della politica dei suoi predecessori, in nome della decisa convinzione della superiorità dell'autorità pontificia su tutte quelle terrene, anzitutto "rafforzò la struttura gerarchica della Chiesa e consolidò il proprio dominio territoriale nell'Italia centrale", e quindi si sforzò di frantumare la saldatura dell'Impero con il Regno di Sicilia, prima sostenendo la candidatura al trono imperiale non del piccolo figlio di Enrico VI – il treenne erede al trono siciliano Federico, nato nel 1194, da lui stesso allevato – ma del re di Germania, il guelfo Ottone di Brunswick, che gli aveva garantito di non perseguirla, e poi combattendolo (a Bouvines nel 1214, alleato col re di Francia Filippo II Augusto) quando quello si rimangiò la promessa; il che costrinse Innocenzo ad incoronare imperatore proprio Federico II, ormai ventenne, previo il suo impegno, però, a rinunciare al trono siciliano a beneficio del figlio Enrico.

 

3) "Provvidenzialmente" morto Innocenzo III nel 1216, però, Federico si sentì libero, ed iniziò a concentrare i propri sforzi sul Regno di Sicilia, dopo averne fissato la capitale a Palermo, destinata a diventare un grande centro culturale, mentre in Germania"i maggiori vescovi, a partire da quelli di Magonza, Treviri e Colonia, divennero dei veri principi territoriali indipendenti, mentre la feudalità laica ed ecclesiastica si impossessava senza difficoltà dei poteri sovrani spettanti ai duchi e al re"; il tutto, si badi, con il pieno consenso di Federico, che nel 1231 – riconoscendo l'irreversibilità di una situazione già sussistente di fatto – emanò una Costituzione in favore dei principi, che, "concedendo" a questi "la più assoluta autonomia in tutti i campi, da quello giudiziario a quello relativo alla coniazione di monete", in pratica svuotava di significato l'autorità imperiale…

  

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