Età della pietra

1) Il nostro pianeta ha assunto la propria configurazione attuale nel corso di 4,65 miliardi di anni, e in esso la vita fece la sua comparsa in "un periodo compreso tra i 4,4 miliardi di anni fa, quando l'acqua allo stato liquido comparve sulla superficie terrestre, e i 2,7 miliardi di anni fa, quando la prima incontrovertibile evidenza della vita è verificata da isotopi stabili e biomarcatori molecolari che mostrano l'attività di fotosintesi"; la successiva  formazione di organismi via via più complessi, "dalle prime alghe monocellulari e dai primi batteri" fino alle piante, ebbe un momento fondamentale nella diffusione di queste, responsabili dell'arricchimento di ossigeno dell'atmosfera e, dunque, dell'affermazione di specie animali.

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2) Contemporaneamente si verificarono innumerevoli cambiamenti ambientali, a cui corrispondono altrettanti "tempi geologici", dei quali il più recente a cui faremo riferimento è quello paleozoico (o era primaria, compresa fra i 540 e i 250 milioni di anni fa), in cui si ritiene sussistesse un unico continente, la Pangea, che, a causa del processo della tettonica delle placche si sarebbe spaccato nel periodo successivo, il mesozoico (era secondaria, fra i 250 e i 65 milioni di anni fa), dando luogo, oltre ai "continenti attuali che, allontanandosi tra loro alla deriva, avevano permesso alle acque di insinuarsi tra le terre formando gli oceani", a catene montuose europee come le Highlands scozzesi e irlandesi e le Alpi Scandinave, mentre le altre – "i Massicci francesi e dell'Europa centrale, le Cordigliere iberiche, i Pirenei, le Alpi italiane, gli Appennini, i Carpazi, i Balcani e infine gli Urali che, emergendo, avevano saldato l'Europa all'Asia" – risalgono agli sconvolgimenti tellurici con cui ebbe origine la successiva era terziaria (o cenozoico, compreso fra i 65 e i 2 milioni di anni fa), il cui clima ne fu determinato, con l'accumulo montano di masse nevose e ghiacciai che pose fine a quello precedente, dolce e temperato, "che aveva permesso la comparsa di svariati insetti e di immani rettili capaci di spostarsi anche in volo" e limitò la zona di sopravvivenza delle varie specie viventi, con una serie di glaciazioni lunghe anche decine di migliaia di anni, alternate a "periodi in cui i ghiacci si ritiravano lasciando il suolo coperto di steppe", che interessarono tutta l'Europa settentrionale e proseguirono nel periodo successivo, tuttora in corso (era quaternaria o neozoico): "a sud dei ghiacciai imperversano piogge torrenziali, i fiumi si gonfiano e formano bacini lacustri e, superando gli ostacoli, arrivano impetuosi al mare […]; lo scioglimento dei ghiacci provoca inondazioni e l'elevarsi del livello delle acque dei mari; il disgelo aumenta la temperatura".

 

3) "Nell'area del Mediterraneo il clima più mite aveva permesso la nascita delle foreste e la sopravvivenza di una ricca fauna differenziata. Anche la zona del Sahara non aveva l'aspetto desertico attuale: la percorrevano diversi fiumi ricchi di pesci, i cui letti disseccati possiamo ancora oggi intravedere, e con l'aspetto di un'immensa savana di erbe folte dava ricetto a molte specie di carnivori e di erbivori. Il Nilo aveva raggiunto il mare dopo aver formato un terreno paludoso popolato da piante e animali; il Tigri e l'Eufrate avevano incanalato i loro corsi verso il Golfo Persico; i monti del Libano e dell'Antilibano si erano coperti di meravigliose conifere".

 

4) Fra le varie specie animali la nostra attenzione è ovviamente attratta dai mammiferi, le cui tracce più remote risalgono al tardo paleozoico, ma di cui ci interessano, in questo contesto, i ben evoluti primati, arboricoli affermatisi a partire dalla seconda metà nel mesozoico in virtù di una struttura fisica vantaggiosa nella lotta per l'esistenza con i loro "vicini", perché caratterizzata da "arti anteriori prensili, forniti di pollice ed indice opponibili [e con l'evoluzione capaci di eccellente coordinazione dei movimenti], ed occhi rivolti in avanti, il che permette una visione tridimensionale e quindi una buona valutazione delle distanze".

 

5) Dai primati ebbero origine, più o meno trenta milioni di anni fa, le linee evolutive dei piccoli gibboni e delle grandi scimmie od ominidi, comprensive fra gli altri di gorilla, oranghi ed "umani", tutti costretti ad abbandonare gli alberi a causa, oltre che dell'eccessivo aumento di peso (i primi due), della diminuzione delle temperature dovuta alle glaciazioni sopra ricordate e alla conseguente "scomparsa graduale delle immense foreste che un tempo ricoprivano gran parte delle terre emerse e nelle quali gli ominidi erano comparsi"…

 

Per la lezione completa in PDF: La specie umana dalle origini al Paleolitico

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