Ebrei

1) L'identità nazionale del popolo ebraico, sin dall'affermazione della sua appartenenza essenziale ad una "terra promessa", possiede una connotazione squisitamente religiosa, animata da una peculiarissima sensibilità storica: a differenza di altri popoli dell'antichità, infatti, gli Ebrei non limitano il ruolo della divinità all'atto creativo ed al suo costituire fonte di legittimità etica e normativa, né sono interessati, come gli Ittiti – popolo senz'altro "storiografo" –, alla propria vicenda in quanto quasi laica dimostrazione fattuale della propria correttezza politica, intendendone il senso, piuttosto, come risultato del proprio rapporto (più o meno "fedele"), con l'unico Dio, Yahweh, che, in essa manifestantesi, le conferisce il carattere della sacralità.

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2) Di conseguenza, il tentativo di affrontarla con gli strumenti della storiografia scientifica, attenta all'utilizzo ed al confronto di fonti di tipologia molteplice, critica nei confronti di tradizioni e autorappresentazioni ideologiche ed escludente il riferimento alla trascendenza, può essere inteso come una raccapricciante volontà di negazione della suddetta identità, espressione concettuale di un'avversione che ha percorso tutti i secoli dell'epoca cristiana fino a culminare nelle persecuzioni genocide di quello passato.

3) Un'identità, però, non si riduce ad un'origine od a singoli momenti "fondativi", con maggiore o minore legittimità definibili come mitologici o leggendari, ma, e specialmente nel singolarissimo caso dell'unico popolo che è riuscito a conservarla nel corso di millenni, è questa stessa affermazione storica, espressione di un progetto politico ed una comunanza linguistico-culturale precisi sia pure in declinazioni svariate, la cui concretezza non può essere annullata da pretese "demistificatrici"; in questo senso, "fondative" – sul piano immanente della riflessione storica e non su quello trascendente che ne sarà descritto ma non "valutato" – sono anzitutto la persistenza e/de l'autorappresentazione delineata dalla Bibbia – o, per meglio dire, il Tanakh –, che restituisce l' "autobiografia" degli Ebrei, da loro intesa come ispirata da Dio, fondandone la specificità nazionale.

4) Perché siano comprensibili il senso ed il motivo di tale autorappresentazione, tuttavia, sarà necessario considerare, ovviamente a partire dalle sue origini, il contesto storico (a partire dalla seconda metà del VII secolo a. C.) in cui fu messa per iscritto, selezionando e dando forma precisa – con un'operazione il cui fondamento in una trascendenza ispiratrice, come si è detto, in questa sede può essere solo indicato come autocomprensione, ma non asseverato né negato – a tradizioni che, per quanto antiche, erano comunque distantissime dai periodi narrati nelle sue parti iniziali, e che perciò andrebbero ripensate alla luce di quanto storiograficamente appurabile nel senso summenzionato…

 

Per la lezione completa in PDF: La "Terra Santa" fra indipendenza e domìni imperiali: basi immanenti della storia ebraica

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