Mesopotamia

 

1) Col termine "Mesopotamia", "tra due fiumi", gli antichi greci indicavano il territorio dell'attuale Iraq compreso tra il Tigri e l'Eufrate, reso fertile dalla fanghiglia da essi depositata e perciò popolato sin dal neolitico (8000-4000 a. C.), inizialmente da piccole comunità di famiglie simili per tenore di vita ed attività economiche, dedite alla coltivazione autonoma di singoli appezzamenti di terra, i cui membri si occupavano più o meno tutti delle stesse mansioni.

 

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2) Col tempo queste popolazioni si resero conto della possibilità di un intervento sull'ambiente che ne potenziasse la redditività: il corso dei due fiumi "attraversava un territorio in pendenza e le acque, provenienti impetuose da montagne perennemente innevate, convogliavano molto materiale sterile (ciottoli, sabbia, tronchi), che poi depositavano in pianura. Occorreva costruire poderosi argini, scavare canali che ricevessero le acque sovrabbondanti durante i periodi di piena e che le distribuissero nei periodi di magra ai campi assetati, impedire che le sabbie si depositassero nei canali e che il deserto riguadagnasse il territorio: un lavoro immane che poteva solo essere coordinato dai capi politici dei diversi villaggi o gruppi di villaggi".

 

3) La sperimentazione di queste nuove tecniche agricole, tra il 3500 e il 3000 a. C. determinò cambiamenti notevoli sui piani economico, sociale e politico. Per quanto riguarda il primo aspetto, l'incremento non soltanto della produzione – e, perciò, della popolazione, la cui crescita ebbe a sua volta una retroazione positiva su di quella –, ma anche della produttività dell'agricoltura, rendendo possibile ad un numero proporzionalmente inferiore di individui di provvedere al fabbisogno alimentare delle comunità in espansione, permise ai loro altri componenti di dedicarsi ad attività alternative e relativamente specializzate, "come l'allevamento, l'arboricultura, l'artigianato, la lavorazione dei metalli e il commercio"  – che procurava le materie prime (ferro, legno e pietre preziose) di cui l'area era povera –, nonché a quelle "professionali" e legate all'amministrazione ed alla gestione del potere tipiche di società complesse, più richieste del relativamente semplice lavoro dei campi e senz'altro meglio retribuite.

 

4) L'impatto che tale divisione tecnica del lavoro ebbe sulla società non si manifestò soltanto nella sua diversificazione "reddituale", ma anche nella cosiddetta rivoluzione urbana, che le riprodusse su ampia scala: anzitutto nella parte meridionale dell'area, ai semplici villaggi di contadini se ne affiancarono di sviluppatisi al rango di ricche città, dai più diversi tipi di abitazione ed i cui gruppi dominanti (famiglie "aristocratiche", sacerdoti, re) si impadronirono delle loro terre migliori, indispensabili per il proprio sostentamento, rendendoli propri "satelliti" e costituendosi come centri politico-amministrativi di ampi territori: un risultato, si badi, scaturente non tanto da pur innegabili volontà di predominio, ma dai precisi fattori ambientali che ne spiegano l'emergere: "è la stessa natura dei fatti idrici a stimolare il collegamento tra le varie 'isole': la sistemazione di un tratto a monte condiziona la possibilità di sistemare un tratto più a valle, l'apertura di un canale, la deviazione di un ramo fluviale, la destinazione di una bassura a bacino di raccolta o di sfogo, se vanno a favorire certi terreni andranno anche a danneggiarne altri, sicché le iniziative locali entrano in conflitto se non vengono coordinate ovvero se il conflitto non si risolve a favore di uno dei contendenti"... 

  

Per la lezione completa in PDF: La Mesopotamia di Sumeri e Semiti tra civiltà urbane ed assolutismi imperiali

 

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