NeoliticoMetalli

1) Proprio come nel caso della prima rivoluzione industriale, si parla di "rivoluzione neolitica" non già per la rapidità delle sue realizzazioni – ebbe infatti significative anticipazioni locali in quella mesolitica, e si generalizzò, almeno nell'area europeo-vicinorientale, in un arco di tempo esteso tra l'8.000 e il 4.000 a. C. – ma, piuttosto, per il suo carattere di trasformazione irreversibile e radicale della società umana, che prese avvio dalle modalità del suo sostentamento: se, infatti, nel periodo precedente era stato prevalentemente garantito dalla "raccolta di frutti selvatici, radici, germogli, semi spontanei, tuberi" e dalla caccia (quale che sia l'ordine gerarchico fra le due attività), in quello in esame iniziò a diffondersi su scala sempre più ampia la "domesticazione" degli animali e delle piante, ovvero l'agricoltura.

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5) Questo cambiamento dei mezzi di produzione e di sussistenza, rendendone possibile l'accumulo, comportò l'affermazione di forme embrionali di proprietà e, di conseguenza, il problema della sua trasmissione ad eredi "legittimi", che fu risolto per mezzo di una radicale trasformazione della società sul piano del rapporto tra i generi: mentre in quella paleolitica ambedue partecipavano in maniera paritetica a tutti gli aspetti della vita sociale e produttiva, in quella neolitica la donna fu sostanzialmente reclusa, "esclusa dalla produzione e, relegata alle cure della prole e ai lavori domestici, assumeva un ruolo di dipendenza ed inferiorità, divenendo uno strumento servile privo di ogni potere decisionale".

 

6) L'altro grande cambiamento fu quello che si verificò sul piano abitativo: non ponendosi più la "necessità di spostarsi per inseguire le prede né di cercare nuovi territori per la raccolta" iniziò a venir meno lo strutturale nomadismo dei raggruppamenti umani e la conseguente provvisorietà degli accampamenti, e ad affermarsi il fenomeno della sedentarizzazione, ovvero dell'organizzazione di insediamenti stabili, inizialmente nell'area mediorientale (Egitto, Palestina, Siria, Mesopotamia, Iràn), dove lentamente ai modesti villaggi di capanne "di giunchi, impastati con argilla battuta", sede di comunità povere, relativamente omogenee per attività e condizioni socioeconomiche, si affiancarono ricche città di edifici "in mattoni, crudi prima, poi cotti al sole, quindi induriti in primitive fornaci", spesso fortificate, la cui costruzione – conseguente alle necessità di società sempre più articolate e stratificate, caratterizzate da burocrazia e direzione monarchica – presupponeva una divisione del lavoro relativamente avanzata, anzitutto quella tra numerosi contadini produttori di eccedenze alimentari e coloro che, potendone essere in tal modo mantenuti, potevano dedicarsi esclusivamente ad altro, ovvero artigiani come i vasai ed i fabbri, espressione sociale dell'utilizzo di nuovi materiali: "accanto agli attrezzi di pietra scheggiata o levigata, la cui lavorazione è sempre in uso e perdurerà fino a quando si sarà già diffuso il bronzo, compare infatti la ceramica: è una ceramica estremamente rozza che porta ornamenti in rilievo o fasce orizzontali incise col pettine o con la rotella, ma che rese possibile la conservazione dei liquidi e delle provviste aride (cereali) al riparo dall'umidità".

 

12) Comunque sia, nel V millennio ebbe invece inizio l'età dei metalli...

 

  

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