Fenici2

5) A questa situazione estremamente degradata, in sé probabilmente suscettibile di una durata indefinita, pose fine, nel XII secolo, l'invasione dei cosiddetti "popoli del mare", provenienti forse "dall'altra parte del Mediterraneo", e che, se pure non ebbero la compattezza descritta dalle iscrizioni celebrative degli Egizi che ne millantarono la sconfitta, riuscirono comunque a sottrarre, a loro come agli Ittiti, il controllo del territorio che i greci avrebbero chiamato "Palestina" a partire dal nome dei principali di essi, gli indoeuropei Peleset, o Filistei, stanziatisi sulla sua costa meridionale.

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6) Sebbene col tempo i nuovi arrivati venissero assorbiti, dal punto di vista etnico-linguistico, dalla preesistente popolazione semita "cananea", ne resero definitiva, tuttavia, la frammentazione politica e culturale: nell'area dell'entroterra si affermarono infatti, fra gli altri, i regni di origine tribale di Giuda, Israele e Damasco, mentre in quella costiera non si superò il livello aggregativo di città-Stato monarchiche, dominando nella sua parte meridionale quelle dei Filistei ("pentapoli") e in quella settentrionale, nella regione delimitata a nord da Damasco, ad est dalle montagne del Libano e a sud dalla catena montuosa israeliana del Carmelo ("giardino di Dio"), quelle di coloro che si denominavano a partire da esse o, collettivamente – e a buon diritto, perché "diretti continuatori della cultura" precedente –, ancora "cananei", ma che i greci avrebbero "definitivamente" chiamato "Fenici", dal nome del pregiatissimo pigmento rosso porpora (φοῖνιξ) da essi prodotto.

 

7) Da sud a nord, Acco (l'odierna Acri), Tiro (la principale, edificata su di un'isola), Sidone, Bèrito (Beirut), Biblo (già nel III millennio molto sviluppata e commercialmente legata all'Egitto, a cui forniva legno di cedro), Simira, Arwad, etc. – governate da re-sacerdoti coadiuvati da un consiglio di "anziani", cioè di esponenti delle famiglie più importanti –, erano protette da cerchie murarie talvolta molteplici, ed insistevano su territori fertili ed adatti "alle culture di grano, ulivo, vite, alberi da frutto, palme, fichi e sicomori". Le necessità della popolazione e la posizione geografica le indirizzarono però verso una notevole specializzazione artigianale e commerciale (talvolta anche nella forma della pirateria) in cui avevano un'importanza di primo piano le materie prime procurate da territori piuttosto lontani che venivano scambiate o lavorate nelle città principali, che divennero veri e propri mercati "internazionalidove era possibile acquistare sia i raffinati prodotti locali (tessili, in bronzo, oro, argento, avorio, vetro trasparente e pasta vitrea colorata), che quelli "della Mesopotamia e della zona del Golfo Persico [spezie, profumi, rame], dell'Europa [rame da Cipro, argento, piombo, oro, cereali dalla penisola iberica; stagno dalla Gallia] e dell'Africa occidentale [sale, avorio, oro, papiro, lino, cereali e schiavi]. Attraverso il Mare del Nord [raggiunto via Atlantico, superate le colonne d'Ercole, i Fenici] si spinsero fino al Mar Baltico alla ricerca di stagno ed ambra", e dai territori affacciantisi sul Mar Nero importarono seta, cereali, cavalli e schiavi...

 

Per la lezione completa in PDF: Il commercio "internazionale" delle città-Stato dei Cananei ("Fenici")

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