Guerre persiane

1)  Contemporanee all'affermazione "universalistica" dell'Impero persiano erano state, in Grecia, quelle localistiche e regionali di Sparta nel Peloponneso ed Atene nell'Attica, accompagnate dal raggiungimento da parte della prima della propria definitiva configurazione come Stato militare e dall'affermarsi nella seconda di forme istituzionali democratiche via via più mature e complesse: nello stesso anno in cui Ciro il Grande aveva sconfitto l'imperatore medio Astiage, il 550 a. C., Sparta aveva formalizzato la sua "Lega peloponnesiaca", e quello in cui Clisténe era diventato arconte, il 508, vedeva l'imperatore Dario quasi alla metà del suo regno, la cui moderata tendenza espansiva avrebbe paradossalmente – ma, forse, non inconsapevolmente – constatato i limiti fisiologici dell' "imperialismo" antico nello scontro con i greci, di natura più politica che "di civiltà": l'esistenza di città-Stato autonome nell'antichissima storia dell' "Oriente", di imperi in quella successiva dell' "Occidente", la tentazione – non solo da parte delle principali città protagoniste del conflitto – di utilizzare i persiani per sbarazzarsi di quelle rivali, le vicende personali di alcuni protagonisti delle varie fasi del conflitto che ebbero con quelli variegati rapporti di collaborazione, le influenze culturali orientali mitizzate nei viaggi di Pitagora, Democrito e Platone, il tono con cui nei dialoghi di quest'ultimo ci si riferisce al "gran Re" impediscono di postulare un'assoluta estraneità di ambienti, il sussistere di "nazionalità" contrapposte e più che mai l'incapacità di una comprensione reciproca.

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2) Va inoltre considerato che "siamo troppo spesso fuorviati dall'idea che esistessero solo due alternative: o inglobati nell'impero o contro l'impero. Dovrebbe aiutarci invece pensare non a un confine inteso come una netta linea geografica, ma a una frontiera dell'impero intesa in maniera più ampia e nello stesso tempo più vaga. Già l'Asia Minore persiana presentava una straordinaria articolazione sociale e politica, in cui le realtà locali avevano un ruolo rilevante nel controllo e nella gestione del territorio; ed anche quando sarebbe toccato ai Greci d'Asia, non tutti sembrarono rimpiangere l'autonomia perduta: in molti riuscirono a integrarsi nella sfera di influenza persiana traendone dei vantaggi. Il grande e potente vicino aveva, anche indipendentemente dalla sua stessa volontà, una straordinaria forza attrattiva. Ad essi dovevano guardare, inevitabilmente, le fazioni soccombenti nella lotta politica, speranzose in una alleanza capace di ribaltare qualsiasi rapporto di forza. L'impero doveva apparire come un alleato in grado di garantire la vittoria in ogni contesa"...

 

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