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Categoria: Lettere in redazione
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lettere alla redazionePubblichiamo una lettera giunta in redazione, spedita da una collega al giudice Ferdinando Imposimato, illustrando i dubbi e le perplessità comuni a tanti docenti nascosti nell'approvazione di questo DDL della #BuonaScuola.

 

Illustre Giudice Imposimato,

 mi permetto di contattarla in quanto sono seriamente preoccupata per il ddl appena approvato in materia di scuola e reclutamento docenti, e mi rivolgo a Lei che in più occasioni ha espresso le sue riserve in merito.

Vorrei confidarle alcune delle mie ansie. Come madre, in quanto ho due bimbi piccoli cui voglio assicurare una scuola libera, la stessa scuola che mi ha offerto tanto in un quartiere difficile come Secondigliano, nel quale sono nata e cresciuta. Una scuola PUBBLICA E STATALE da cui ho ricevuto tutto... e che mi ha dato tanto  da consentirmi una formazione adeguata a sostenere un percorso universitario ed a conseguire laurea in filosofia presso un ateneo  di cui sono orgogliosa, tanto per cominciare perchè è lo stesso in cui si è laureato Lei. Poco importa che non sia annoverato nella “top ten” delle Università più rinomate...

Sono preoccupata come insegnante e madre che sarebbe costretta ad un trasferimento mai richiesto (avrei potuto stabilirmi in una città diversa da quella in cui vivo  quando non avevo ancora figli e mutuo da pagare). La legge approvata a giugno in materia di pubblica amministrazione stabilisce che un dipendente può essere trasferito d’ufficio e senza consenso nell’arco di 50 km… :

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2014-08-15/spostamento-obbligato-entro-area-50-km-103944.shtml?uuid=ABs96WkB

Legge che ha destato notevole scalpore nel comparto della p.a., ma che per noi, precari ed in quanto tali “lavoratori invisibili”, non trova applicazione, benchè lavoriamo con gli stessi oneri dei colleghi a tempo indeterminato, con la differenza che:

 

 

 

L’elenco dei disagi cui siamo sottoposti potrebbe continuare all’infinito.

Lei conosce meglio di me i rischi a cui il nuovo sistema di istruzione espone il  paese attraverso la “buona scuola”  come faccenda scissa e distinta dalla buona istruzione .

Negli anni del liceo (quando ahimè tutto ebbe inizio, con la riforma che diede avvio all’autonomia scolastica, e la Costituzione venne aggirata come un ostacolo- anziché essere vista come un faro- e si consentì la parificazione tra pubblico e privato) ascoltavo i discorsi tra i miei docenti , che parlaravano di sindacati e sindacalismi … Loro potevano contare sull’appoggio della piazza, potevano bloccare ad oltranza gli scrutini.

Adesso? Adesso, come docente, posso solo constatare un totale immobilismo. Mi sento “orfana”: della piazza, immobile seppur virtualmente gremita, come in un eterno flash mob. Se i miei diritti di lavoratrice vengono calpestati posso provare a difendermi nei tribunali, magari insieme ad uno sparuto gruppo di sventurati che condividono la mia  stessa condizione, ma i sindacati si guardano bene dall’intraprendere iniziative che, seppur giuste perché in difesa di diritti fondamentali dei lavoratori, potrebbero portare alla “perdita di potenziali clienti”, dopo anni di politiche volte al divide et impera  all’interno della classe docente, che dovrebbe essere unitaria, eppure vive continue lacerazioni (precari\ di ruolo\concorsisti\iscritti in GAE\ esclusi dalle GAE-abilitati di prima o seconda fascia...)

Adesso le chiedo, come possiamo uscire da questa paralisi esistenziale e sociale? Come far si che non venga mortificata la nostra dignità di lavoratori, madri, mogli\mariti? Come continuare a garantire il diritto allo studi a ragazzi in ogni caso capaci  e sempre meritevoli?

Temo come tutti i miei colleghi gli effetti nefasti, per la scuola e per le famiglie, di una immissione in ruolo… che, paradosso dei paradossi , da sogno è diventata incubo, ed i cui costi sociali saranno senza fine

La ringrazio a nome della collettività di cui faccio parte per il suo interessamento,

cordialmente,

Prof.ssa Sapio Maria