Freud1) L'attenzione del giovane Sigmund Freud (1856-1939) per gli studi del neuropsichiatra francese Jean Martin Charcot fu determinata dal fatto che questi, a differenza dei suoi colleghi di scuola positivista, prendeva in seria considerazione anche gli stati psiconevrotici (quali paralisi, convulsioni, attacchi epilettici, anoressia, bulimia, etc.) non riconducibili a lesioni organiche, ma a processi psichici autonomi, sforzandosi di curarli per mezzo dell'ipnotismo.

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2) Freud approfondì questo tipo di problematica nel suo lavoro con Josef Breuer, che, "andando oltre Charcot, non utilizzava l'ipnosi come strumento di inibizione dei sintomi, ma come mezzo per richiamare alla memoria avvenimenti penosi dimenticati, avendo notato che il superamento delle amnesie circa fatti spiacevoli della propria vita personale consentiva una 'liquidazione' delle cariche emotive connesse ai fatti stessi. Per fare un esempio, nel caso di Anna O., un'isterica gravemente ammalata […], fra gli altri sintomi vi era pure una caratteristica idrofobia acuta ( = paura di bere)", riconducibile al suo aver visto, da bambina, il cane di una governante da essa detestata bere in un bicchiere.

3) Dopo che tutto ciò fu riportato alla luce attraverso l'ipnosi, quel sintomo svanì; da ciò, e al tempo stesso dalla constatazione che l'interruzione della cura comportava tuttavia il ripresentarsi dei sintomi, derivò il successivo interesse freudiano per l'esplorazione di quella sfera della psiche di cui siamo ordinariamente all'oscuro, comprendente desideri, pulsioni e conflitti, e depositaria di "traumi ed esperienze emotivamente non accettabili e non gestibili dalla coscienza"; il che consente di affermare "che la causa delle psiconevrosi è da ricercarsi in un conflitto tra forze psichiche inconsce, […] i cui sintomi risultano quindi psicogeni, cioè non derivanti da disturbi organici bensì dalle traversie della psiche stessa", di cui quelli sarebbero la "conversione" ("somatizzazione").

4) "Breuer e Freud sostenevano l'ipotesi che all'origine dell'isteria vi fosse un trauma psichico, ossia un'esperienza di forte dolore psichico, di terrore, di vergogna, dovuta all'impossibilità di soddisfare un desiderio rimosso dalla coscienza, in quanto inaccettabile e minaccioso per la stabilità del soggetto. Freud e Breuer supposero inoltre che la malattia fosse determinata dal fatto che agli affetti sviluppati in situazioni originariamente patogene era preclusa la possibilità di manifestarsi apertamente. Quegli stessi affetti, repressi, conducevano a manifestazioni abnormi: essi continuavano a sussistere come energia emotiva, ma si convertivano in sintomi fisici disturbanti. In situazioni di gravi conflitti psichici entravano in azione meccanismi primari di difesa, quali la rimozione. In questo caso vi era uno sdoppiamento della personalità in due ambiti, uno cosciente, che dimenticava le esperienze traumatiche rimuovendole, e uno inconscio, in cui i ricordi dolorosi erano ancora presenti […] Il sintomo della malattia psichica non è che un compromesso tra la pressione verso la scarica e l'impossibilità di fare affiorare la vera natura della tensione. I comportamenti umani consentono così una forma distorta di scarica energetica: i desideri repressi vengono soddisfatti, ma in modo mascherato e falsato"...

 

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