Arthur Schopenhauer Portrait by Ludwig Sigismund Ruhl 18151) Nonostante il capolavoro di Schopenhauer (1788-1860), Il mondo come volontà e rappresentazione, che esprimeva il suo pensiero in forma pressoché compiuta, sia stato pubblicato nel 1819, sarebbe dovuto trascorrere un trentennio perché attirasse l'attenzione del pubblico, specialista e non, a causa del suo porsi in totale controtendenza con le principali correnti culturali della prima metà del secolo, caratterizzate da un ottimismo per più versi analogo: l'hegelismo, con la concezione dell'essenziale razionalità della realtà, manifestantesi nell'incedere della storia umana verso il sempre più compiuto dispiegamento della libertà, ed il positivismo, con l'esaltazione del progresso tecnico-scientifico. Fu il fallimento delle rivoluzioni quarantottesche ed il naufragio dei loro ideali ad aprire uno spazio a posizioni più o meno irrazionalistiche ed esistenzialistiche, ripiegate sulla condizione del singolo, volte alla messa in luce del carattere caotico e doloroso della realtà che egli concretamente vive, e di conseguenza alla denuncia dell'illusorietà delle concezioni appena ricordate.

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2) Ricollegandosi alla riflessione kantiana, Schopenhauer ne individuò il significato essenziale nella dimostrazione dell'inconsistenza delle idee metafisiche e religiose e nella compiuta dimostrazione filosofica della duplicità del mondo, diviso in fenomeno e cosa in sé, da lui intesi come apparenza (illusione, "velo di Maya") e realtà. Il carattere fenomenico del mondo rimanda al rapporto soggetto-oggetto, ovvero alla struttura conoscitiva del primo che ordina il materiale della propria percezione attraverso le forme a priori dello spazio (posizione reciproca delle cose), del tempo (loro relazione di successione) e della causalità (loro proprietà di agire, ovvero di determinare effetti sulle altre).

3) Quest'ordinamento dà luogo alle rappresentazioni, proprie, dunque, del nostro avere a che fare col mondo che ci circonda ("il mondo è mia rappresentazione"), e da Schopenhauer considerate illusorie perché non rivelanti ma celanti il senso di tale "avere a che fare". Per questo motivo, è illusoria la stessa conoscenza che le prende ad oggetto, la scienza, finalizzata al soddisfacimento delle necessità particolari dell'esistenza, senza la possibilità né l'interesse di coglierne l'intima essenza, il senso ultimo, la "realtà" che sta alla base dello stesso rapporto soggetto-oggetto…

 

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