Marx-Engels

 

1) Per introdurre il pensiero di Karl Marx (1818-83) è opportuno ricordare quanto affermato dal suo amico e strettissimo collaboratore Friedrich Engels nel discorso funebre a lui dedicato, ovvero che egli fu anzitutto un rivoluzionario: gli aspetti economici, sociologici giuridici, storici e filosofici dei suoi studi costituiscono i diversi ed organici momenti di un progetto politico complessivo volto alla comprensione – e, perciò stesso, alla promozione – del processo in atto nella società contemporanea, che per lui avrebbe determinato l'abbattimento del sistema economico capitalista da parte del proletariato, classe sociale da esso stesso generata, e quindi la sua instaurazione di una società comunista.

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2) Marx scriveva in uno dei periodi di più impetuosa affermazione della borghesia, fra l'altro intenta, come dimostra la diffusione del positivismo, alla celebrazione di una missione civilizzatrice caratterizzata dalla diffusione, oltre che del proprio sistema tecnico ed economico, di istituzioni politiche in vari modi riconducibili alla rivoluzione francese.

 

3) Sin dalla Critica alla filosofia hegeliana del diritto pubblico (1843), però, egli ne individuava la caratteristica fondamentale – e, dunque, il limite dal punto di vista degli effettivi bisogni della maggioranza dell'umanità – nella contraddizione fra la sfera sociale ("società civile"), caratterizzata da una molteplicità di individui differenti per ricchezza e possibilità concrete, e quella politica ("Stato"), riconoscente ai cittadini uguaglianza e libertà meramente formali e, perciò, sostanzialmente illusorie, proprio come la finalizzazione dello Stato al perseguimento degli interessi generali: esso, infatti, ben lungi dall'essere neutrale nei confronti delle differenze tra le classi, è in realtà strumento degli interessi di quelle più forti.

 

4) Di conseguenza, l'esaltazione dei valori borghesi non fa altro che legittimare i rapporti di forza che la caratterizzano, mistificando il fatto che la maggioranza degli individui non ha alcuna possibilità di sviluppo, e dunque alcuna libertà, la condizione di queste essendo quella proprietà privata che, nella società capitalistica più che in tutte le altre società divise in classi, secondo Marx è necessariamente appannaggio di pochi.

 

5) Proprio questo spiega la persistenza delle credenze religiose, che, se pure possono essere intese, come aveva fatto Ludwig Feuerbach, un' "autoalienazione" della specie umana, ovvero la sua attribuzione ad entità fittizie delle proprie caratteristiche originarie (la sapienza, la volontà, l'amore), non possono essere abolite con un semplice atto della volontà o per decreto politico, come avevano pensato gli illuministi del secolo precedente e continuava a pensare la cosiddetta "sinistra hegeliana".

 

6) Nell'ottica di Marx, infatti, la religione non costituisce la causa, ma, piuttosto, la conseguenza dell'abbrutimento degli individui...  

 

 

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