Kant1) Il pensiero di Immanuel Kant (1724-1804) costituisce il punto di confluenza e la sintesi delle tematiche dell'empirismo e del razionalismo, configurandosi così come momento culminante della filosofia moderna (e, più in particolare, dell'Illuminismo) e, al tempo stesso, luogo d'origine di quella contemporanea. Della sua opera considereremo qui solo la parte in questo senso fondamentale – e dunque gli scritti del cosiddetto periodo "critico" – ricordando soltanto, a proposito della sua lunga gestazione, che nei suoi studi giovanili Kant era stato influenzato dall'ideale illuminista di una filosofia naturalistica fondata sulla fisica newtoniana, e come quella impegnata ad evitare l'introduzione di cause e forze trascendenti la semplice descrizione dei fenomeni. Restava tuttavia l'esigenza di una fondazione razionalistica di tale filosofia, che pur consapevole della strutturale limitatezza della ragione umana messa in luce dall'empirismo, fosse tuttavia capace di evitarne l'esito scettico e, tendenzialmente, irrazionalistico, che in ultima analisi poteva pregiudicare la stessa attendibilità della conoscenza scientifica.

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2) Il pensiero di Kant si autodefinisce "criticismo" perché cerca di approcciare le fondamentali esperienze umane – conoscitiva, morale, estetica, religiosa – in maniera problematica, cioè interrogandosi preliminarmente sulle loro condizioni di possibilità, mettendone dunque in conto, come abbiamo detto più sopra, la loro limitatezza; la consapevolezza della quale, però, non possiede una funzione meramente negativa, perché è piuttosto finalizzata a delimitarne l'ambito di validità: indicare l'illegittimo, in effetti, significa in pari tempo individuare la sfera del legittimo, secondo il procedimento che era già stato proprio di Locke.

 

3) Nella Critica della ragion pura, del1781, Kant muove dall'assunto che mentre la conoscenza scientifica (matematica e fisica), dal suo sorgere con Galilei e Newton, ha conosciuto continui progressi, nell'accordo della comunità dei suoi cultori, quella metafisica è invece stata sempre caratterizzata da soluzioni opposte fornite ai medesimi problemi da diversi filosofi. L'intento del filosofo è quello di mettere in luce i motivi della superiorità della scienza, in maniera tale da fondarla più solidamente – mettendola al riparo dalle istanze dello scetticismo humeano, a lui contemporaneo – e, al tempo stesso, da "rifondare" e riformulare la metafisica, determinandone il solo oggetto possibile e ridimensionandone le pretese.

 

4) La necessità fondativa della scienza dipende evidentemente dalla sua fragilità nella testa degli intellettuali: la fisica, così come si è configurata da Galilei in poi, è caratterizzata dal costante riferimento all'esperienza, dalla formulazione di ipotesi esplicative dei fenomeni a partire dalla loro osservazione alla verifica della consistenza delle proprie conclusioni per mezzo dell'esperimento; ora, però, come ha osservato Hume, poiché l'esperienza è virtualmente infinita, è sempre possibile che ne provenga una confutazione delle teorie scientifiche, che si estenda al punto da asserirne la generale inconsistenza, la realtà essendo essenzialmente caotica, priva di ordine, cioè di leggi e di relazioni causali; è appunto questa conclusione che Kant intende evitare…

 

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