Platone

1) Socrate, pur condividendo la persuasione sofista dell'impossibilità di discorsi dogmatici, cercò di superarne il relativismo, tendenzialmente foriero di una politica "ingiusta", cioè basata essenzialmente sulla forza e sulla sopraffazione reciproca, concentrandosi sulla definizione rigorosa dei problemi etico-politici, la cui autentica dimensione era da acquisire proprio in quell'inesauribile processo dialogico che idealmente rispecchiava la democrazia della polis.

 

2) Per il suo allievo Platone (427-347 a.C.), invece, era proprio quest'ultima ad essere essenzialmente causa di ingiustizia, giacché il suo presupposto relativistico – ovvero la persuasione che chiunque potesse legittimamente esercitare il potere –, abbinato alla verosimile impossibilità che tutti fossero virtuosi, cioè filosofi nel senso socratico, costituiva un terreno fertile per l'affermazione di politici senza scrupoli come Callicle.

 

3) Tutto ciò era stato, nella sua ottica, alla base della crisi del sistema delle polis, effettivamente indebolite dai conflitti tra le diverse fazioni, spesso al limite della guerra civile, dalla continua esposizione all'instabilità dei regimi corrotti e all'insostenibilità di quelli più o meno larvatamente tirannici (esemplare, in tal senso, la sorte di Socrate), dai contrasti esterni dovuti alle conseguenti ambizioni egemoniche (si pensi alla rivalità tra Sparta ed Atene) che ne minacciavano l'indipendenza tanto quanto la pressione di imperi stranieri (dopo aver fronteggiato a fatica la minaccia persiana, nel giro di un paio di generazioni le città greche sarebbero state assorbite nell'impero macedone, perdendo ogni autonomia).

 

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4) Per Platone, dunque, l'unica via d'uscita da tale situazione non avrebbe potuto essere che il superamento della democrazia, il che rendeva anzitutto necessario – seguendo un percorso simmetrico a quello compiuto dalla sofistica – quello del relativismo, e perciò l'elaborazione di una vera e propria scienza, ovvero una conoscenza certa, universale e, soprattutto, raggiungibile, funzionale all'istituzione di un regime "giusto", ossia adeguato alla natura umana e alla variegatezza e complessità dei suoi bisogni, benché, dal punto di vista democratico, anche e soprattutto contemporaneo, sostanzialmente autoritario: la qual cosa rendeva ovviamente necessario l'accantonamento delle pretese universalistiche dell'approccio filosofico socratico, insistendo sul passaggio dalla semplice ricerca (o amore) di un sapere inverosimilmente preteso come accessibile a "tutti" al suo possesso effettivo da parte di specialisti – gli unici capaci di gestire adeguatamente la cosa pubblica...

 

Per la lezione completa in PDF: Platone antidemocrazia e fondazione 'scientifica' dello Stato giusto

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