Aristotele

1) I lavori di Aristotele a noi pervenuti, detti esoterici o acroamatici ("destinati all'ascolto [interno]") perché strettamente legati all'attività didattica e di ricerca della scuola da lui fondata, il Liceo, e distinti da quelli giovanili rivolti al pubblico ("essoterici"), dalla forma dialogica ed ormai perduti, sono il risultato di un montaggio editoriale effettuato soltanto nel I secolo a. C. da Andronico di Rodi, che raggruppò materiali di origine e natura differente (relazioni, trascrizioni o schemi di lezioni, appunti) non secondo l'ordine cronologico di stesura ma per argomenti.

 

2) Che questa scelta fosse dettata da un'esigenza di praticità, corrispondente "a un disegno dello stesso filosofo" o al tentativo di restituire l'intima unitarietà del suo pensiero, non ne poterono certo derivare "dei trattati ben compiuti, ma piuttosto semplici abbozzi (scritti dal maestro o redatti dai suoi ascoltatori) o stesure comunque non definitive, destinate a fissare una fase della ricerca. Il loro tono varia quindi da pagina a pagina, presentando analisi talora sviluppate, talaltra frammentate, e inoltre frequenti ripetizioni, contraddizioni o mutamenti di prospettiva (anche rilevanti)", dipendenti anche dal fatto che il pensiero aristotelico aveva "subito crisi e mutamenti: i frammenti che possediamo dei dialoghi ci mostrano infatti un Aristotele che aderisce dapprima al pensiero platonico, per poi allontanarsene e modificarlo sostanzialmente, e che trasforma la natura dei suoi interessi spirituali, i quali, rivolti in un primo tempo ai problemi filosofici, si vengono in seguito concentrando su problemi scientifici particolari".

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3) Per la natura sostanzialmente in fieri della riflessione di Aristotele, così, il complesso delle sue "opere" non costituisce un' "esposizione sistematica di una dottrina compiutamente elaborata e definitivamente ordinata": esse, inoltre, serbando traccia della vivacità dialettica dell'impostazione socratico-platonica, "non si sviluppano intorno a una tesi di fondo, di cui siano svolte le implicazioni ricorrendo alla dimostrazione, ma procedono valorizzando le difficoltà teoriche e la loro discussione. In effetti, esse muovono per lo più da una raccolta di opinioni intorno alla questione a tema, da cui il filosofo enuclea i contorni del problema da risolvere, rileva e discute le difficoltà esplicite e implicite, indicandone le soluzioni adottate per recuperarne elementi utili alla propria, che viene infine consapevolmente proposta come sintesi dell'indagine condotta".

 

4) Tutto questo non significa, tuttavia, che nel progetto del filosofo non ci sia almeno un'aspirazione alla sistematicità: egli, non animato da finalità pratico-politiche come Platone, alla cui scuola pure si era formato, finalizzò il lavoro collettivo della propria ad una descrizione complessiva, "enciclopedica", della realtà, da indagarsi, oltre che nei suoi aspetti generali, nei suoi ambiti particolari, separando "specialisticamente" il compito della "filosofia prima" da quello delle parimenti degne "filosofie seconde", con un approccio che avrebbe caratterizzato il pensiero occidentale e posto le basi, anche terminologiche, delle discipline successivamente denominate metafisica, teologia, fisica, biologia, gnoseologia, etica, politica, estetica e logica

 

Per la lezione completa in PDF: Aristotele principi fondamentali della realtà e sua configurazione sensibile

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Che questa scelta fosse dettata da un'esigenza di praticità, corrispondente "a un disegno dello stesso filosofo" o al tentativo di restituire l'intima unitarietà del suo pensiero, non ne poterono certo derivare "dei trattati ben compiuti, ma piuttosto semplici abbozzi (scritti dal maestro o redatti dai suoi ascoltatori) o stesure comunque non definitive, destinate a fissare una fase della ricerca. Il loro tono varia quindi da pagina a pagina, presentando analisi talora sviluppate, talaltra frammentate, e inoltre frequenti ripetizioni, contraddizioni o mutamenti di prospettiva (anche rilevanti)"[1], dipendenti anche dal fatto che il pensiero aristotelico aveva "subito crisi e mutamenti: i frammenti che possediamo dei dialoghi ci mostrano infatti un Aristotele che aderisce dapprima al pensiero platonico, per poi allontanarsene e modificarlo sostanzialmente, e che trasforma la natura dei suoi interessi spirituali, i quali, rivolti in un primo tempo ai problemi filosofici, si vengono in seguito concentrando su problemi scientifici particolari".


[1] Geymonat, op. cit. "Quando si cerca di capirlo, a volte si pensa che stia esponendo il punto di vista ordinario di una persona digiuna di filosofia, e a volte che stia esponendo il platonismo con un vocabolario nuovo. Ciò fa sì che non convenga insistere troppo su un singolo passaggio, perché questo è suscettibile d'esser corretto o modificato in qualche passaggio successivo" (Russell, Storia della filosofia occidentale).

"Quel modo di procedere caratteristico di Aristotele, consistente nel ricominciare, a distanza di tempo, su di una stessa materia, una nuova riflessione che avrebbe dovuto a rigore scalzare la prima, ma che per scrupolo, per devozione, o forse anche per prudenza gli ascoltatori e partecipi dell'incessante lavoro avevano preferito giustapporre agli strati precedenti, creando un devoto guazzabuglio" (Canfora, La biblioteca scomparsa).